di Paola E. Polidoro – L’ennesimo consiglio comunale che ha portato in scena il peggio della politica degli ultimi decenni. Perché ormai nell’aula che porta il nome di Gaetano Di Biasio si consumano spettacoli e teatrini che più che rappresentare la cittadinanza mostrano il peggiore dei volti dei singoli che vi si accomodano.
Perché ormai non è più una questione di interrogazioni, mozioni e votazioni, è un luogo nel quale volano insulti, si “sputano” sentenze, le recriminazioni sono all’ordine del giorno, i toni sono sempre più alti, qualcuno parla troppo, qualcuno non parla per niente, altri giocherellano con il telefono pensando a cosa fare al termine delle discussioni. E poi le risatine, quelle frasi sibilate dagli scranni, percepite dai microfoni che vengono spostati o attutiti da mani chiuse a pugno, parole facili da leggere sulle labbra di chi le pronuncia con un modo di fare che tutto sembra avere, tranne che il rispetto per il luogo, per il ruolo e per ciò che rappresenta per il popolo che ha fatto una scelta.
E così ieri mentre si svolgeva il consiglio, mentre i toni si facevano sempre più accesi e nel mirino finiva il consigliere Franco Evangelista, nessuno ha pensato che quello forse non era proprio il luogo, tantomeno il modo di confrontarsi in un’aula consiliare. L’opposizione era intenta a guardare per aria, verso nuvole e affreschi che non adornano il soffitto dell’aula Di Biasio. E poi quel dito puntato, il veleno sputato, la totale assenza di umanità. Quella che si è persa anche nei confronti dell’assessore Fiorentino, riportando un episodio in cui a margine di una discussione con alcuni tifosi era stato spintonato ed era caduto rovinosamente a terra. Un fatto accaduto in un momento delicato per la salute dell’assessore.
L’opposizione, la compagine che avrebbe dovuto spalleggiare il collega di “banco” è apparsa come una scolaresca distratta in gita, cuffiette alle orecchie con lo sguardo perso nell’opera di Michelangelo, tra putti, dettagli e sfumature. Tutto pur di non ascoltare quello che stava accadendo a due metri e ricordare che quello non era il luogo per esprimersi in quei termini. La quinta A in gita alla Cappella Sistina. Non tanto differente una parte di maggioranza, alla quale sembra vada tutto bene così, perché a riempirsi la bocca di frasi fatte su democrazia, rispetto e valori c’è sempre occasione. Ma fuori dall’aula.

Uno scranno da difendere, a tutti i costi. Anche a costo di volgere lo sguardo altrove
Ma è veramente questo che siamo? Che è Cassino? Un sindaco che ride, contorniato da qualche assessore – non tutti – che ridono e aizzano? Manco si trattasse di uno stadio? O di una bisca. Di consiglieri che siedono su uno scranno importante e che difendono con denti e unghie, ma dal quale non prendono la parola per difendere i valori di una comunità? Che si tratti di una maggioranza a mezzo servizio o di un’opposizione che sembra sedere in aula più per una casualità che per una volontà di esserci, se il quadro di Cassino dovesse essere quello di ieri, probabilmente i padri e le madri della costituzione morirebbero un’altra volta.
Veniamo poi a un altro aspetto, i numeri, i maledetti numeri che vengono rinfacciati in ogni seduta, dalla prima post elezioni a quella di ieri. Percentuali che cambiano a seconda del momento. Ieri l’assessore Ranaldi ancora una volta ha ribadito che tutti hanno scelto a gran voce questo sindaco con quasi il 65% delle preferenze.
Sempre a rinfacciare numeri e percentuali, ma nessuno parla di chi ha deciso di non votare
Torniamo ai numeri, quelli veri, quelli registrati all’alba di quel 9 giugno di due anni fa, perché bisogna parlare anche di numeri che dovrebbero farci preoccupare e che giornate come quelle di ieri non aiutano a far cambiare.
Nell’ultima tornata elettorale gli elettori erano 31.130, ma se ne sono recati alle urne 21.570. Il 69,29%.
Circa 600 sono state le schede non valide. Quindi ecco che parliamo di 21.000 voti validi.
Salera ne ha presi 12.690, il 60,33%. Un risultato davvero importante in un Comune come Cassino, senza dubbio.
Ma pensiamo a quei 9.560 elettori che hanno scelto di non scegliere, parliamo del 30,71%, quasi un terzo della città non si è presentata alle urne. Questo dato non lo dice mai nessuno? A questa assenza e disinteresse nessuno da peso? A questa gente nessuno pensa? Al perché non si sentano parte del sistema, perché non si siano ritrovati in alcun candidato? Ma l’autocritica e l’attenzione alla città che fine hanno fatto? Ci si pensa mai che quasi diecimila persone, quindi quasi quanto gli elettori che hanno eletto il sindaco, abbiano preferito non votare? La disaffezione alla politica, in particolare a quelle locale, non potrebbe essere causate o peggiorata da sceneggiate come quelle che si alternano di mese in mese nell’aula Di Biasio? Vogliamo parlare di numeri? Ma parliamone a 360 gradi. Perché quello che ci dicono è che un terzo della città non si sente parte della comunità.
Dimissioni di Evangelista: c’è chi festeggia e chi resta indifferente. Resta la sconfitta della democrazia
Oggi si parla delle dimissioni del consigliere Franco Evangelista, qualcuno ne sarà soddisfatto, qualcuno amareggiato. La città si ritrova impassibile a vedere chi fa e disfa del futuro della comunità. La speranza è che si ritrovi la retta via, quella fatta dei valori della democrazia, dell’importanza della rappresentatività in consiglio comunale. L’auspicio che si torni a parlare di temi che riguardano la comunità con rispetto per la controparte, senza scadere in inutili personalismi. Della priorità del bene e dell’interesse della cittadinanza, anche quando questo potrebbe significare fare qualche cambiamento o, udite udite, ammettere di aver commesso un errore. Perché i sindaci, come gli assessori e i consiglieri sono uomini e donne imperfettibili, non sono divinità investite dalla luce dell’onniscienza.
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