Andrea Cavallari, uno dei responsabili della tragedia di Corinaldo del 2018, in cui morirono sei persone e altre 59 rimasero all’interno della discoteca Lanterna Azzura nelle Marche, e dove era attesa l’esibizione del cantante Sfera Ebbasta, ha incendiato una cella del carcere San Domenico di Cassino e aggredito due agenti della polizia penitenziaria. La denuncia arriva dal Sappe. Cavallari, condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi, era già finito al centro delle cronache nel 2025 per una evasione dal carcere della Dozza di Bologna. Aveva approfittato di un permesso concesso per discutere la tesi di laurea ed era poi stato rintracciato e arrestato a Barcellona.
Secondo il sindacato, il detenuto avrebbe dato fuoco a uno sgabello presente nella cella, provocando un denso fumo che si è rapidamente diffuso nel primo piano del reparto Isolamento. Gli agenti sono intervenuti immediatamente, trasferendo i detenuti nelle aree passeggio per mettere in sicurezza la struttura. Durante le operazioni, però, Cavallari avrebbe aggredito un giovane agente appena assegnato al reparto, colpendolo con pugni e schiaffi. Poco dopo, all’arrivo di un collega intervenuto in aiuto, avrebbe impugnato una gamba di tavolo presa dalla cella, colpendo il poliziotto più volte alla schiena e alle gambe. I due agenti sono stati soccorsi e medicati. Hanno riportato prognosi rispettivamente di cinque e sette giorni.
Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe e Maurizio Somma, segretario regionale per il Lazio, esprimono «totale vicinanza e solidarietà ai colleghi feriti. Quanto accaduto a Cassino – dicono – rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il personale di polizia penitenziaria operi quotidianamente in condizioni estremamente difficili, esponendosi a rischi altissimi per garantire la sicurezza degli istituti e della collettività. Chi alza le mani contro un poliziotto penitenziario attacca lo Stato e deve essere perseguito con la massima intransigenza».

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