Mamma di studente con DSA scrive al Ministero “Oggi ha sostenuto la maturità senza mappe. E’ la sintesi di anni di incertezze”

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Un traguardo, una giornata che resterà per sempre nei ricordi, non la fine ma un inizio. Ma anche un momento importante che per alcuni viene vissuto non senza incognite e difficoltà. I ragazzi con certificazioni DSA si trovano a dover fare i conti con la burocrazia fin da piccolini, in prima fila le famiglie, poi quando crescono le difficoltà crescono con loro e a volte anche la giornata di scuola più semplice, o l’interrogazione programmata, possono diventare un ostacolo insormontabile.

La maturità arriva per tutti e dopo anni di tribolazioni, si presenta anche il “conto”.

Una mamma ha deciso così di scrivere al Ministero, per spiegare, per testimoniare, per farsi portavoce, sperando che il suo appello non cada nell’oblio, ma che possa servire a chi è nel posto giusto a fare la differenza per chi verrà. Suo figlio ha concluso il percorso, lo ha fatto un giorno alla volta, ma le cose possono edevono migliorare.

“Al Ministero dell’Istruzione e del Merito
Alla Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico

Scrivo come madre di uno studente con certificazione DSA e disturbo oppositivo provocatorio che oggi ha sostenuto il colloquio orale dell’Esame di Stato.

Oggi mio figlio ha concluso un percorso scolastico lungo e difficile. Lo ha fatto senza utilizzare le mappe concettuali, uno degli strumenti compensativi che per anni hanno rappresentato un supporto importante nel suo percorso di apprendimento. Non perché non ne avesse bisogno, ma perché, dopo anni di incertezze, incomprensioni e continue battaglie per vedere riconosciuti i propri diritti, ha scelto di rinunciare.

Dietro il risultato di oggi non c’è soltanto il lavoro della scuola. C’è il sacrificio quotidiano di una famiglia che non ha mai smesso di credere nelle sue capacità. Ci sono anni di sostegno da parte di tutor, logopedista e psicologo, professionisti che hanno lavorato con competenza e dedizione per permettergli di affrontare un sistema scolastico che troppo spesso si è dimostrato impreparato ad accogliere e comprendere le sue difficoltà.

Alla richiesta di poter visionare con chiarezza il Documento del 15 maggio, previsto dall’articolo 17, comma 1, del Decreto Legislativo n. 62 del 2017, documento fondamentale per l’Esame di Stato e che la Commissione è tenuta a considerare nello svolgimento dei propri lavori, mio figlio ha ricevuto ancora una volta una risposta incerta. Un documento che dovrebbe rappresentare una guida chiara per studenti e commissione e che dovrebbe contenere anche le indicazioni relative al percorso personalizzato e agli strumenti previsti per gli studenti con DSA. Anche in questa occasione è mancata quella chiarezza che avrebbe dovuto essere garantita.

Di fronte all’ennesima incertezza, all’ennesima sensazione di dover chiedere ciò che avrebbe dovuto essere già riconosciuto, mio figlio ha scelto di affrontare il colloquio senza mappe.

Troppo spesso, durante il suo percorso scolastico, abbiamo incontrato insegnanti non adeguatamente formati sui DSA, procedure applicate in modo superficiale, strumenti compensativi considerati concessioni anziché diritti, e una scarsa consapevolezza dell’impatto che determinate scelte possono avere sulla vita e sull’autostima di uno studente.

Il danno più grande non nasce dal disturbo. Nasce dal sentirsi continuamente messo in discussione. Nasce dal dover spiegare ogni volta le proprie difficoltà, dal percepire diffidenza invece che supporto, dal dover dimostrare di meritare strumenti che la legge riconosce come necessari per garantire pari opportunità.

Mio figlio ha dovuto affrontare non solo le difficoltà legate al suo DSA e al suo disturbo oppositivo provocatorio, ma anche il peso delle incomprensioni, dei giudizi affrettati e della mancanza di preparazione di chi avrebbe dovuto accompagnarlo nel suo percorso di crescita.

Oggi ha sostenuto il suo esame orale senza mappe e ne siamo profondamente orgogliosi. Ma questa non deve essere interpretata come la prova che non ne avesse bisogno. Al contrario, rappresenta la dimostrazione della forza, della resilienza e della determinazione che ha dovuto sviluppare per adattarsi a un sistema che troppo spesso non si è adattato a lui.

Scrivo questa lettera non solo per mio figlio, ma per tutti gli studenti con DSA e bisogni educativi speciali che ogni giorno affrontano ostacoli che potrebbero e dovrebbero essere evitati.

Chiedo che la formazione dei docenti sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento diventi realmente efficace, continua e obbligatoria. Chiedo che le norme esistenti vengano applicate con rigore e chiarezza. Chiedo che le famiglie non siano più costrette a combattere battaglie che dovrebbero essere già vinte e che gli studenti non debbano arrivare alla fine del loro percorso scolastico sentendosi soli, stanchi e sfiduciati.

La scuola dovrebbe essere il luogo in cui ogni ragazzo può esprimere il proprio potenziale, indipendentemente dalle proprie fragilità. Per troppi studenti con DSA, invece, continua a essere il luogo in cui devono prima dimostrare di avere il diritto di essere compresi.

Oggi prevale l’orgoglio per il traguardo raggiunto da mio figlio. Ma insieme all’orgoglio resta una profonda amarezza per tutto ciò che avrebbe potuto essere diverso.

Mi auguro che questa testimonianza non resti una semplice lettera, ma diventi un’occasione di riflessione affinché nessun altro studente debba affrontare lo stesso percorso di fatica, solitudine e incomprensione.

Con rispetto, una madre”

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