Stellantis: presentato il nuovo piano. Ben 60 miliardi di euro di investimenti e 60 nuovi modelli. Cassino resta a guardare

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Come annunciato Stellantis ha svelato il suo nuovo piano strategico quinquennale, battezzato FaSTLAne 2030: un impegno finanziario complessivo da 60 miliardi di euro. L’annuncio è avvenuto durante l’Investor Day nella sede nordamericana di Auburn Hills, nel Michigan, dove il ceo Antonio Filosa e il team hanno illustrato nel dettaglio priorità e obiettivi per i prossimi cinque anni. E, come nel film “Quo vado” di Checco Zalone, quando tutti gli impiegati vengono chiamati dal direttore per sapere la destinazione, pare che lo stabilimento ai piedi dell’abbazia sia rimasto seduto ad aspettare il suo turno senza però essere chiamato. Perché se d’Italia si è parlato, protagonista è stato il sito di Pomigliano.

L’annuncio è anche un segnale di attenzione per l’Italia, dove le fabbriche aspettano nuove produzioni.
I sindacati, che come annunciato dall’Ansa, incontreranno l’azienda in concomitanza con la presentazione del piano industriale, considerano positive “le produzioni aggiuntive a Pomigliano perché consentiranno di raggiungere a regime la piena occupazione”, ma spiegano che “i tempi sono ancora lunghi e le incognite molteplici”. Per questo chiedono “pieno coinvolgimento con un confronto puntuale su ogni fase del progetto”. “La Direzione di Stellantis ci già detto che sullo stabilimento di Cassino non sono ancora pronti a esporci un piano operativo, ma chiediamo un impegno molto forte poiché non accetteremo la dismissione di nessun sito italiano. Chiediamo che il 21 sia l’inizio di un confronto sul futuro di tutti gli stabilimenti italiani finalizzato al loro effettivo rilancio”

Le basi da cui ripartire e sulle quali costruire

Saranno sei i cardini del piano – dalla gestione del portafoglio marchi all’ottimizzazione degli impianti produttivi, passando per investimenti tecnologici e un nuovo modello di partnership industriali – e si fonda su due principi guida dichiarati: la centralità del cliente e una disciplina rigorosa nell’allocazione del capitale.

Guerra di offerte

Al centro del piano un’offensiva commerciale: entro il 2030, Stellantis prevede il lancio di oltre 60 nuovi veicoli e 50 aggiornamenti significativi su tutti i marchi e le diverse tipologie di alimentazione. Il piano include 29 veicoli elettrici a batteria, 15 ibridi plug-in o con autonomia estesa, 24 ibridi tradizionali e 39 vetture con motorizzazioni termiche o mild hybrid.

Una gamma articolata che riflette la volontà del gruppo di non puntare su un’unica tecnologia, ma di offrire scelta al consumatore in una fase di transizione energetica ancora incerta e differenziata da mercato a mercato.

Un riassetto per i marchi

Al vertice si collocano quattro marchi globali – Jeep, Ram, Peugeot e Fiat – identificati come i principali motori di crescita e redditività grazie alla loro presenza multiregionale. Il 70% degli investimenti destinati a marchi e prodotti confluirà su questi brand e su Pro One, la business unit dei veicoli commerciali.

Un secondo gruppo comprende cinque marchi regionali – Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo – che continueranno a operare nei rispettivi mercati di riferimento, beneficiando però degli stessi asset globali sviluppati per i brand di punta. DS e Lancia, storici marchi con forte radicamento rispettivamente in Francia e Italia, verranno gestiti come marchi specializzati sotto la supervisione diretta di Citroën e FIAT.

Capitolo a parte merita Maserati

Stellantis ha annunciato l’intenzione di rafforzare il futuro del marchio modenese, posizionato nel segmento del lusso puro, con l’aggiunta di due nuovi modelli nel segmento E. Una roadmap dettagliata sarà presentata a Modena nel dicembre 2026.

Tecnologia e piattaforme: 24 miliardi in cinque anni

Sul fronte degli investimenti tecnici, Stellantis destinerà oltre 24 miliardi di euro – pari al 40% del totale – allo sviluppo di piattaforme globali, powertrain e nuove tecnologie. Entro il 2030, il 50% dei volumi annuali globali sarà prodotto su tre piattaforme condivise, tra cui la nuovissima STLA One, progettata con un’architettura modulare pensata per massimizzare le sinergie tra i marchi e ridurre i costi.

L’obiettivo è che entro il 2030 il 35% dei volumi globali integri almeno una di queste tecnologie, quota destinata a salire oltre il 70% entro il 2035.

Partnership industriali: da Leapmotor a Dongfeng

Un pilastro rilevante del piano è la strategia di partnership, intesa come leva per accedere a nuovi mercati, aumentare l’utilizzo degli impianti e ridurre i costi. Stellantis ha illustrato diversi accordi in corso o in via di definizione:

  •  Leapmotor – di cui Stellantis controlla il 51% attraverso la joint venture Leapmotor International – il piano prevede di ampliare la collaborazione commerciale già avviata includendo acquisti congiunti e la condivisione della capacità produttiva negli stabilimenti spagnoli di Madrid e Saragozza, in linea con i futuri requisiti del “Made in Europe”.
  • Dongfeng, storico partner cinese, è in corso il rilancio della joint venture DPCA con la produzione di due Peugeot e due Jeep destinati alla Cina e ad altri mercati. È prevista inoltre la creazione di una joint venture europea a controllo Stellantis (51%), focalizzata su distribuzione, ingegneria e produzione, con un primo progetto nello stabilimento di Rennes, in Francia.
  • Tata si punta a migliorare la competitività nelle regioni Asia Pacifico, Medio Oriente e Africa e Sud America, attraverso sinergie su produzione, fornitori e tecnologie. Con Jaguar Land Rover si esplorano invece possibili collaborazioni su sviluppo prodotto e tecnologie nel mercato statunitense.

Impianti e occupazione: verso un utilizzo all’80%

Sul piano industriale, FaSTLAne 2030 fissa un obiettivo ambizioso: portare il tasso di utilizzo degli impianti produttivi all’80% entro il 2030, rispetto all’attuale 60% in Europa e a livelli simili negli USA.

Per raggiungere questo traguardo in Europa, Stellantis prevede una riduzione della capacità di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni siti – come lo stabilimento di Poissy in Francia – e la condivisione della capacità con i partner. Il gruppo ha sottolineato che l’obiettivo è preservare i livelli occupazionali nel settore manifatturiero.

Si parla di Pomigliano: nel sito campano si punta sulla E-Car

In Italia, uno degli annunci più concreti riguarda lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, indicato come sito di produzione della cosiddetta E-Car: una nuova generazione di veicoli elettrici urbani definiti “eleganti e accessibili”, che Stellantis intende proporre come tassello centrale della propria offensiva nel segmento elettrico europeo di fascia entry.

Obiettivi finanziari per regione

Il piano prevede obiettivi differenziati su aree, con traguardi differenti in base ai diversi mercati.
Nord America è la priorità assoluta: il 60% dei 36 miliardi destinati a marchi e prodotti sarà investito in questa regione, con l’obiettivo di una crescita dei ricavi del 25% e un margine operativo rettificato (AOI) tra l’8% e il 10%. Il piano prevede l’ampliamento della copertura di mercato del 50% grazie a 11 nuovi modelli e 7 nuovi prodotti con prezzo inferiore ai 40.000 dollari, di cui 2 sotto i 30.000.

Europa allargata punta a una crescita dei ricavi del 15% con un margine AOI tra il 3% e il 5%, puntando su differenziazione dei marchi, nuovi modelli nel segmento C e sulla E-Car. 

Sud America mira a una crescita del 10% e un margine dell’8-10%, facendo leva sulla leadership già consolidata in Brasile e Argentina. 

Medio Oriente e Africa rappresenta la regione con le ambizioni di crescita più elevate: +40% di ricavi e margine AOI tra il 10% e il 12%, trainati dalla localizzazione dei prodotti e dalle importazioni dalle partnership asiatiche. 

Asia Pacifico, infine, è inquadrata principalmente come piattaforma produttiva a supporto delle altre regioni, con un modello di crescita definito “leggero sugli asset”.

Trasversalmente al piano, Stellantis ha lanciato un programma strutturale di contenimento dei costi denominato Value Creation Program (VCP), con l’obiettivo di generare 6 miliardi di euro di risparmi annuali entro il 2028 rispetto alla base di riferimento del 2025. Sul fronte dell’efficienza operativa, il gruppo punta a dimezzare i tempi di sviluppo dei nuovi modelli: dagli attuali 40 mesi a soli 24 mesi.

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