Carlo Romanelli, tre anni dal terribile addio. La sua stella continuerà a brillare

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Carlo Romanelli, un altro anno è trascorso da quella terribile notte. Uno schianto, il silenzio. Il dolore immenso di un territorio a cavallo tra due province, tra due regioni. Morire a poche ore dalla Pasqua, mentre con la leggerezza dei venti anni si viaggiava tra le strade di campagna con gli amici, con la musica e tutta la voglia di vivere. Con la testa al giorno di Pasquetta, tra grigliate con amici e fidanzate da invitare. Ecco, una serata come tante, poi l’inferno. Tre anni e il dolore per i familiari delle persone coinvolte nell’incidente è ancora profondo.

L’incidente costato la vita a Carlo Romanelli è avvenuto alla vigilia di Pasqua su via Casilina, nel territorio di San Vittore del Lazio, al confine con la Campania in provincia di Frosinone. Due auto, una Fiat Sedici e un’Alfa Mito, si sono scontrate nella notte dopo che uno dei due veicoli ha invaso la corsia opposta. Carlo Romanelli si trovava all’interno dell’Alfa Mito insieme agli amici Luigi Franzese e Matteo Simone, 20 e 19 anni. Sull’altra auto, una Fiat Sedici, c’era invece il 52enne Claudio Amato: era uscito per comprare delle pizze da portare alla famiglia, e stava facendo ritorno a casa quando è avvenuto lo schianto. Per nessuno di loro c’è stato nulla da fare, tutti sono morti sul colpo.

A pochi mesi da quel tragico incidente i compagni di classe di Carlo, che frequentava il liceo Classico Carducci, hanno discusso per lui la maturità, così che quell’agognato diploma potesse essere conquistato. E’ stato poi consegnato alla famiglia di Carlo dalla dirigente scolastica, Licia Pietroluongo. In nome del giovane, dal sorriso luminoso e dal carattere burlone, grande appassionato di sport e amico insostituibile, sono stati organizzati diversi eventi e tornei, sia dagli amici di sempre che dalla scuola.

Ma il dolore è lì, sempre dietro l’angolo. Lo sanno bene i familiari delle vittime. Lo conoscono bene i genitori, i nonni, i fratelli di Carlo. Il suo nome ora è portato in maniera egregia da un piccolo cucciolo, un nipotino arrivato quando lo zio era già un angelo, lo stesso sguardo furbetto, profondo, buono. La sorella con immenso amore continua a parlare e a ricordare quel fratello così giovane e dolce, che aveva tutto il mondo da conquistare, tutta la vita davanti. Il vuoto lasciato non sarà mai riempito, ma un seme sta mettendo radici, e un albero fantastico crescerà. Porterà fiori, poi frutti e tanta ombra in giornate assolate. E quando il piccolo Carletto guarderà in alto in cielo e vedrà una nuvola, forse sarà proprio quello zio volato via nella notte prima di Pasqua, in un unico, terribile istante.

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