Sua maestà il Re dei sette mari

Le persone oggi giorno sono alla continua ricerca dei propri limiti. Una ricerca che spesso li porta ad andare anche oltre i confini della propria terra e della propria mente.

Facilmente oggi si tende ad emulare figure “costruite” e mediate dai social, o si cerca quelle mancanze in lidi esotici e lontanissimi dalla propria terra che il più delle volte rimane inesplorata e sconosciuta. So di persone che hanno scalato vette epiche, ma non sono mai stati su Monte Meta ed altre che hanno solcato acque oceaniche ma non hanno mai combattuto con il nostro re del mare: il tonno rosso.

Il pesce più grande

È in assoluto il pesce più grande del mediterraneo, unico capace di toglierti il sonno, il vero sogno del pescatore sportivo. Per chi si avventura nella pesca al tonno rosso deve essere consapevole che avrà a che fare con un pesce che può avere la spinta e la forza di un fuoribordo.

Attrezzature adeguate alla sua stazza ed un’imbarcazione sicura e robusta sono il minimo indispensabile per avere le carte in regola per poter approcciare al combattimento più entusiasmante che si possa vivere nelle splendide acque del mediterraneo, ma anche oltre oceano.

Sua maestà

Il blu fin tuna, per i nostri amici americani e preziosa preda per i Giapponesi dove viene battuto all’asta a centinaia di migliaia di euro, è anche protagonista indiscusso di una nota serie televisiva: “Lupi di mare”. Per noi pescatori italiani, abituati a far sembrare normale tutto ciò che in altre terre è estremo, è una sfida che col tempo e la buona presenza in branchi del pesce è diventata routine. L’esperienza in ambito della pesca sportiva mi ha portato a ragionare un po’ tipo Gatto Silvestro quando al cospetto di una balena esclamò “Balena quanto vuole ma per me è sempre un pesce!” e così ho iniziato ad inseguire quel sogno alieutico, non un tonno come tutti ma il vero Re dei 7 mari.

Il racconto

Il tutto iniziò dopo una battuta di pesca in apnea quando improvvisamente mi accorsi di un insolito atteggiamento di mio fratello. Lo stesso risalendo dal fondo, appena messo la testa fuori dall’acqua si girava intorno come se cercasse qualcuno, consapevole della mia posizione anche a lui nota, visto che solitamente ci si alterna nelle discese. Non mi curai più di tanto dell’insolito fare, che culminò con una semplice frase lì per lì senza “peso”: “ah stai qui!”.

La battuta di caccia

Risaliti in barca, ridendo e scherzando come sempre, iniziammo a snocciolare gli episodi vissuti durante la battuta di caccia subacquea con annessi i soliti sfottò che rallegrano da sempre i nostri giorni di mare. 

Ma la faccia dubbiosa di mio fratello, per me un libro aperto, mi lasciò perplesso e da li a poco ridendo mi guardò dicendo: «certo che se mi passi affianco mentre sono sul fondo è normale che mi fai scappare i pesci». Mi tenni la “punzecchiata” ma non riuscii a ricollegare.

A distanza di qualche giorno “radio mare” vociava sull’avvistamento di alcuni tonni enormi sorpresi più volte ad entrare ed uscire dal nostro golfo facendo razzia di ogni pesce. La cosa ci incuriosì tant’è che il giorno seguente eravamo nuovamente in mare a cercare di studiare il comportamento di quegli enormi pinnuti. 

Lo scouting e lo stalking

Per chi non lo sapesse nella pesca come nella caccia e ancora in particolare nella pesca in apnea nulla è per caso. Ogni cattura è frutto di uno studio approfondito, dove fondamentali sono le fasi preliminari: Lo scouting e lo stalking. La prima riguarda la ricerca della preda, mentre la seconda sta nell’osservare e carpirne le abitudini. In modo tale da trarre informazioni fondamentali come ad esempio le abitudini alimentari.

Un grosso relitto esposto alle correnti era lo spot che secondo la nostra esperienza sarebbe potuto andare a genio ad un grosso tonno famelico. Tanto pesce foraggio, tra cui sgombri e sugari e qualche altro predatore riempivano il nostro fishfinder confermandoci che le nostre intuizioni erano giuste.

Il sole scomparve dietro l’incantevole castello aragonese, gli ultimi pescherecci riguadagnavano l’agognata terra a porre fine alla loro lunga giornata di lavoro. Seguiti dalla solita nuvola di gabbiani intenti a rubacchiare lo “sporco” delle reti.

Un particolare cercato…

Nella nostra fase di studio era contemplato un momento della giornata in particolare. Il rientro in porto dei pescherecci strascicanti, il motivo?

Semplice il loro pulire e sistemare le reti è un’attrattiva unica per i grossi tonni che più volte avevamo avvistato in passato saltare sulla scia di quelle barche.

Lo stalking

Nella pesca non è un reato, tranquilli! ma capire quali fossero le abitudini di quei bestioni era come mettere insieme dei tasselli di un puzzle consapevoli del rischio che l’immagine potesse essere sbiadita o addirittura invisibile. Il relitto, il peschereccio e il tramonto…ok! Ma al momento ancora nessun avvistamento. La notte ci avvolse…filai una canna leggera per capire eventualmente che pesci “esca” erano in giro in quel momento: un sugaro. Era notte, le luci della costa quando uno fortissimo “splash” risuonò in quel mondo ovattato che è il mare di notte.

Ecco cosa mancava alla nostra ricerca: l’orario!

Il re dei sette mari

Il giorno a seguire, nella serata, sopraggiungo il porto, Davide mi viene incontro ed insieme finiamo di sistemare le canne a bordo. La barca vola sulla superficie del mare e pochi sono i minuti che ci conducono sulle coordinate prese il giorno prima. 

Con calma ancoriamo la barca, passiamo a controllare ogni singola cima, consapevoli di non poter lasciare nulla al caso. La barca si mette in corrente, ancora il flebile ponentino ci accarezza la barba rendendola salata. Nel silenzio più assoluto operiamo come robot in modo tale che il tutto sia perfetto proprio come nelle nostre teste. Cose non dette, automatismi frutto di anni ed anni di pesca.

Il banchetto del tonno

Ricontrollo i nodi, mentre Davide pesca alcuni sugheri che prenderanno parte allo sperato banchetto del tonno.

È tutto pronto! Il sugaro innescato fila in acqua portando verso il largo la nostra lenza. Il rumore del mulinello che rilascia il filo e lo sciabordio delle onde sono gli unici rumori percepibili. La lenza d’argento danza sulle onde e inesorabile prende il largo.

È ora! Guardo mio fratello e mi ritorna alla mente una frase di Ernest Hemingway «Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono». La canna piega, il filo si tende, il mulinello esplode in uno strillo spaventoso. La frizione ben stretta sembra nulla contro la forza di quel grosso pesce.

Il brutto e il cattivo tempo

Davide mette in moto la barca e la libera dall’ancora che torneremo poi a prendere in seguito. La notte ci accoglie e ci fa perdere senso dell’orientamento e rende il tutto ancora più mistico. Sono imbracato con la canna in cintura e nel frattempo cerco di tenermi con tutte le forza all’imbarcazione. Stringo la frizione del mulinello al massimo e cerco di oppormi con tutto il mio peso al grosso tonno. Ma il pesce continua a fare il “brutto ed il cattivo tempo” ed inerme posso solo cercare di limitarne i potenziali rischi.

Il bestione punta deciso verso terra proprio verso dove qualche giorno prima io e Davide eravamo a pesca in apnea, dopo di che tira dritto verso una rete da posta come se cercasse un appiglio dove poter tagliare la lenza. Davide con la barca accesa lo segue in modo tale da ridurre al minimo il rischio di finire il filo nel mulinello. Di forza con le gambe cerco di dare il massimo e riesco a recuperare metri preziosi, ma il tonno riparte verso altri potenziali incagli. Prima verso le gabbie dell’itticoltura e poi verso una grossa nave alla fonda, costringendo Davide a tagliargli la strada con la barca facendo accelerate anche ad oltre 20 nodi.

Il mostro aggalla

Il mostro aggalla una prima volta, sembra forgiato, d’acciaio. La sua lucentezza riflette la luna che nel frattempo era salita nel cielo. Ma inarrestabile riparte, questa volta verso altri segnali luminosi, probabilmente un’altra rete da posta. Davide prontamente lo insegue tagliandoli nuovamente la strada ed io recupero la lenza in bando cercando di non perderne mai la tensione. E così ancora per molto tempo. Dopo circa 2 ore e mezza sono sfinito, ho dato tutto in quel combattimento, cedo la canna a mio fratello come se volessi deporre le armi inchinandomi a quella impressionante forza ma “L’uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può distrutto ma non sconfitto”. Mi metto ai comandi della barca, la scena sembra ripetersi, quando Davide mi ferma.

Il sogno davanti agli occhi

“Sembra non tiri più, forse sarà riuscito ad impigliarsi a qualche ostacolo, sento il peso ma non riparte!”

Un bagliore argenteo è li immobile in superficie. Il sogno di tutti i pescatori è davanti ai miei occhi, distrutto dal combattimento, è enorme. Lungo oltre la metà della nostra barca, possente, largo come un barile, semplicemente impressionante! Inutilmente proviamo a tirarlo a bordo, in due non riusciamo neanche a girarlo. Non ci resta che legarlo di lato alla nostra barca e lentamente riguadagnare il porto. 

«La mia sveglia è l’età» disse il vecchio. «Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?»”(E. H. da Il vecchio e il mare)

Erano le 4 del mattino quando riuscimmo ad avere ragione di quel sogno: il re dei sette mari! Guardando mio fratello, con una mano sulla spalla, gli dissi: «ah Davide, quello che ti ha fatto scappare i pesci quel giorno è su questa barca, ma non sono io».

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