Il PD e l’involuzione di un grande partito

Dopo l’elezione del neo segretario del PD, le perplessità sull’identità del partito non cennano a diminuire. Ad esprime il proprio pensiero in merito, denunciando quella che è effettivamente “l’involuzione” di un grande partito, il già consigliere comunale di Cassino, Luigi Di Marco.

Una delle cause per l’ex tesserato, sempre attento e vigile a ciò che accade intorno a quel partito di cui lui stesso ha fatto parte, di certo è questa “contaminazione” selvaggia con personaggi provenienti da forze politiche. Con “abitus”, tra l’altro, spesso antitetici agli ideali de Partito Democratico. (Leggi Pd o non Pd questo è il dilemma). Una contaminazione che ha inquinato il substrato fertile e progressista del partito. Alla domanda cosa ti saresti aspettato dopo le dimissioni di Zingaretti? Una risposta chiara e precisa: «Un taglio netto col passato ed un ritorno a quegli ideali nel rispetto dello statuto del partito».

Contaminazione

Contaminazione è una parola o, meglio, un concetto – ha spiegato Di Marcoentrato nel lessico politico e sociale per definire un processo di osmosi tra idee, esperienze, etnie. E, quindi, non può essere mai intesa come rinuncia più o meno esplicita alla propria identità. Purtroppo, penso che nello scenario politico italiano, paradossalmente, l’unico partito più a rischio di disagio sia proprio il PD. Un partito che ancora non riesce a definire un proprio profilo strategico ed ideale. Tanto da subire in pochi anni scissioni come quella di D’Alema e Bersani, ieri quella di Renzi e oggi quella di Zingaretti.

Nonostante queste valutazioni, che rimandano alla fusione a freddo tra post comunisti, ex democristiani, radicali e liberali, c’erano però sufficienti motivi per confidare che il partito avrebbe salvaguardato almeno il meglio della sua identità. E cioè la difesa delle istituzioni repubblicane, del sistema dei partiti, del pluralismo sociale, del lavoro e di una giustizia sociale. Ma ciò che si evince dai passi del patto sembra deludere queste aspettative.

Poltrone e primarie

«Colpe è ovvio che ce ne sono e sono tante, – precisa l’ex consigliere comunale – perché sentire e leggere la frase molto forte dall’ex Segretario Zingaretti che recita “Mi vergogno che nel PD, partito di cui io sono Segretario, da giorni si parla solo di poltrone e primarie” ed annunciare le proprie dimissioni, non è altro che la riprova dei messaggi che passano a noi cittadini che la “politica” non è più al servizio del Paese. Ma è solo una corsa protesa verso traguardi personalistici».

Secondo Di Marco, inoltre, un altro errore gravissimo a cui il partito ha partecipato, è la competizione referendaria sul taglio dei parlamentari. Opportuna ma solo demagogica in quanto potrebbe anche essere considerata in una ottica futura giusta, ma solo a seguito di un’opportuna ed adeguata riforma della legge elettorale.

Il processo involutivo

«Siamo probabilmente al termine di un processo involutivo (spero enormemente di sbagliare) – ha detto ancora il leader di Bene Comuneche ha fatto propria, a cominciare dagli esordi di Renzi, la demolizione dei partiti come strumento di mediazione e di sintesi rispetto alle domande e alle tensioni che vengono dalla società. Tanto da accettare oggi, senza fare un fiato, il diktat di persone i “Tecnici prestati alla politica”. Ma a dirlo francamente, non tanto Tecnici ma solo in ragione di espressioni di pseudo-partiti politici. C’è da restare perplessi perché le subordinazioni ai programmi e alle pretese rischiano di favorire, prima che il piccolissimo partitino o “Movimento Renziano”, un centro destra che si presenta con una immagine meno schizofrenica. E che acquisterà ulteriore slancio e che farà propria la strategia moderata del fondatore di Forza Italia».

«Ecco, spero sempre di cadere in errore, – ha concluso Luigi Di Marcoma, per rimanere a questi giorni, mi preoccupa e non poco ascoltare le parole del nuovo “Delegato” nell’assumere la carica di Segretario del PD che cerca la continuità sia nell’azione che sulle persone. Inglobando tutte le risorse che il Partito ha, invece di cercare una rottura con il passato e nella politica degli ultimi trent’anni».

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