Muore a 9 anni in un terribile schianto

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Accade. Accade che in una giornata come tante, persa in un inverno come tanti, con la testa ai regali di Natale, una bimba di 9 anni trovi la morte. Era in auto, con la sorellina e la babysitter. Un viaggio fatto chissà quante volte, a pochi chilometri da casa. La normalità della quotidianità interrotta così, all’improvviso, con la violenza di uno schianto.

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Sogni spazzati via

Un terribile schianto che ha spazzato via in un istante il futuro di tutti. Della bimba, che non ce l’ha fatta nonostante tutti i tentativi dei medici del 118. Della babysitter, appesa a un filo e in prognosi riservata in un ospedale di Roma. Per la sorellina, che è rimasta miracolosamente quasi illesa, che porterà nel suo cuore quell’istante per tutta la vita. Per i genitori, che avranno dato un bacio alle figlie come ogni mattina, ignari che di lì a poco sarebbe stato l’ultimo per la loro primogenita. Ma anche per l’uomo al volante dell’altra auto, la vita non sarà più la stessa.
Spetterà alle forze dell’ordine, agli inquirenti, stabilire la dinamica dell’incidente, attribuire colpe, responsabilità, ruoli. Un lavoro tecnico, scientifico, basato su prove e calcoli.

I sentimenti

Ben diverso è il discorso dei sentimenti. Perché non ci sono dati, conti o rilievi che possano ricucire un cuore andato in frantumi. Quello di una madre e di un padre, quello delle famiglie dei protagonisti di questo terribile incidente. Il piccolo cuoricino di una bimba di 5 anni che non avrà più sua sorella per litigare, giocare, correre in giardino.
Un colpo, un istante, una parola, una filastrocca, una risata, poi… il silenzio. Le orecchie che fischiano. Il caldo che avvolge i corpi, la sensazione di impotenza, la corsa contro il tempo di medici e paramedici, di vigili del fuoco. Quella telefonata che non osi neanche immaginare, quella in cui un estraneo ti avvisa che… e il telefono cade dalle mani, le orecchie si rifiutano di ascoltare ciò che il tuo cuore ha già capito.

Nel petto si ferma tutto, il tuo cuore finisce in milioni di pezzi. Con tua figlia se ne è andato anche lui. Un piccolo pezzo resiste, ti fa correre, spinta dall’idea di poter arrivare a fare quello che la scienza e la medicina non possono fare, cura più un bacio di una madre che un cerotto. La spinta che ti fa correre dalla tua piccolina, per vederla, sentirla parlare, ascoltarla piangere. Per vederla VIVA.

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