A fare il punto su alcune vicende segnalate e accadute nei giorni scorsi la Polizia attraverso un comunicato. Il riferimento è a una aggressione avvenuta in centro nei pressi di un locale. Sulla vicenda in questione gli agenti hanno già ricostruito buona parte del quadro attraverso gli elementi che hanno raccolto in tempi brevissimi. Ma restano tutti gli altri episodi segnalati e raccontati, dall’aggressione ai danni di un giovane in un noto supermercato del centro, alle intimidazioni e ai furti di sigarette e monete. Un primopasso è stato fatto e ci sono i primi risultati.
Il comunicato della polizia
Svolta nelle indagini della Polizia di Stato su quanto accaduto in un esercizio commerciale del centro cittadino.
Gli accertamenti del Commissariato di P.S. di Cassino, intervenuto nottetempo il 31 luglio e il 3 agosto 2026, smentiscono radicalmente la notizia di una rapina, con l’aggravante del razziale, circolata sui media e sui social, che aveva generato un grave e infondato allarme sociale.
I titolari del locale e il dipendente – un cittadino indiano – avevano denunciato una finta rapina all’interno dell’attività, sostenendo il furto di oro e di un monopattino.
Tuttavia, l’analisi dei video della videosorveglianza da parte della Polizia Giudiziaria ha smontato la versione, accertando che si è trattato di una rissa sul dehors esterno, probabilmente legata ad affari illeciti.
Tutte le persone coinvolte nella rissa sono state denunciate: oltre al dipendente indiano, il provvedimento ha colpito tre cittadini egiziani.
La presunta vittima è stata inoltre deferita all’Autorità Giudiziaria per i reati di calunnia e simulazione di reato per aver denunciato il falso.
La posizione dei proprietari dell’esercizio commerciale resta invece al vaglio, per le valutazioni del caso.
Gli episodi sono diversi e la gente chiede risposte
Un lavoro repentino e mirato quello condotto dagli agenti di Polizia. Resta il fatto che nelle ultime settimane si siano registrati numerosi altri episodi, come ad esempio quello di sabato in un noto supermercato – un evento al quale hanno assistito molti clienti – e che sarebbe sfociato poi in un aggressione a un ragazzo straniero, un episodio che dovrebbe essere scollegato da quello del bar. Così come i furti di sigarette, gli atteggiamenti intimidatori da parte del branco, la richiesta di sigarette e di soldi a giovanissimi da parte di un gruppo di ragazzi egiziani. Tutti episodi riportati e raccontati dai cittadini, sia nelle chat che nei gruppi social maggiormente seguiti. Sono storie che hanno nomi e volti di cittadini perbene, persone conosciute che non avrebbero il minimo interesse nel raccontare una Cassino che non c’è. E che, in realtà, nei loro racconti hanno evidenziato proprio questa sensazione di delusione, di preoccupazione e di amarezza nel dover constatare che la città non sia più quel luogo che hanno vissuto da ragazzi, anche solo una decina di anni fa.
Non è razzismo o pregiudizio, è un cambiamento che i cittadini stanno vivendo passivamente
E veniamo all’altro punto fondamentale, quello del pregiudizio razziale. Perché si fa presto a dire razzismo, mancata inclusione, cattiveria e incomprensione dell’altrui cultura. Il vero problema, semmai, è proprio il contrario. Nel corso dell’ultimo decennio, se non proprio degli ultimi due decenni, sono stati importanti i flussi migratori che hanno interessato Cassino. Un fenomeno ben noto. Tanti i minori non accompagnati che hanno trovato “riparo” nelle strutture locali, tanti i locali commerciali sorti, tantissimi gli studenti universitari che hanno scelto l’ateneo cittadino, alcuni dei quali non hanno poi concluso il percorso di studi restando comunque qui. E questo è qualcosa di naturale in una società in continua evoluzione. Ma qualcosa deve essere sfuggito di mano quando, per parlare di inclusione a tutti i costi, sono stati accettati comportamenti poco rispettosi delle regole come “parte di una cultura differente”. Perché quando si parla di rispetto va immaginato a 360 gradi, rispetto ad altre culture, rispetto a residenti che non riescono a dormire per l’eccessivo rintocco della campane, o anche rispetto a comportamenti da tenere nei confronti delle donne. E i cassinati non hanno potuto fare altro che assistere a questi cambiamenti, in alcuni casi anche un po’ forzati, celati dietro il monito della città inclusiva, multietnica e colorata. Ma nessuno si è fermato a chiedere e controllare se l’integrazione sia stata totale e applicata da entrambe le parti, da chi c’era e da chi è arrivato magari per vivere una nuova vita. Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti. In tanti casi i ragazzi hanno trovato lavoro, le famiglie si sono integrate, pur mantenendo vive le proprie tradizioni e religioni, in altri casi hanno invece “importato” un modo di fare che non può convivere con la nostra società e che vede gruppetti di ragazzini che si aggirano per le strade come branchi di iene fameliche. E’ razzismo? Non è un’ipotesi plausibile. Pensiamo a gruppi di ragazzini italianissimi, cassinesissimi, alle prese con aggressioni, furti di sigarette e intimidazioni agli anziani. Chi dice che sarebbe stato accettato lo fa sapendo di mentire, perché se un comportamento non va bene, non va bene a prescindere dal luogo di nascita. E questa dovrebbe essere l’unica certezza dalla quale partire.
L’inutile guerra dell’informazione davanti a una reale problematica della comunità
Resta anche un altro aspetto, la inutile lotta e quel modo di puntare il dito tra colleghi, che inquina una categoria, perché a volte si dimentica che chi racconta ha responsabilità, ma i fatti li deve raccontare e non interpretare. Deve fornire informazioni al lettore che se ne farà una propria idea. La notizia non è di chi la scrive, che ne è solo mezzo, appunto, per informare. La notizia è del pubblico, del lettore. E le fonti hanno i loro percorsi di validità. In città non c’è odio razziale, ma esasperazione per la delinquenza dilagante che esiste e che si “impone” con violenza nella quotidianità e che, troppo spesso, arriva da gruppetti di ragazzi stranieri, ma anche da giovanotti di Cassino, magari con qualche rispettabilissimo genitore alle spalle.
Chi nega la presenza di questo problema non fa informazione, non porta la bandiera dell’inclusione e la condanna dell’odio razziale, non fa strumentalizzazione, non fa demagogia: fa solo molto male a tutti, compreso se stesso.
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