Cassino, un luogo da sempre pieno di potenzialità ma costretto spesso a farei conti con qualche ferita di troppo. Tra polemiche, recriminazioni e toni di un dibattito che si fa sempre più duro, a tracciare alcune linee guida il dottor Fabio Marino, Dirigente locale FdI, membro del direttivo cittadino. Di lui si è detto che ha un carattere spigoloso, incline allo scontro e piuttosto caustico. Ecco la sua idea di questo momento storico per la città e di quello che potrebbe essere il suo futuro in base al suo presente e al suo passato.
Situazione Cassino, i sigilli alla villa sembrano essere solo l’ultimo scatto di un album di “famiglia” che regala alla comunità il racconto di una festa in cui c’è poco da festeggiare. Se dovessi fare un’analisi oggettiva, quale sarebbe?
“L’analisi è semplicemente quella che ho già ripetutamente dichiarato. L’attivismo di tanti satrapi, delfini e ras di quartiere (quasi da dipendenti dell’Ente, non certo consoni per i loro zelanti eccessi a un Organo politico superiore di controllo) ha prodotto, fra i tanti, il disastro di immagini e il danno sociale che in tanti avevano paventato. Inviare una assolutamente anonima “nota congiunta” a mezzo Pravda nel patetico tentativo di difendere l’operato dell’amministrazione -inviato a nome di chi specificamente è un discorso su cui hanno preferito sorvolare per evidenti motivi- riassume lo stile che io definisco da sempre “sovietico”. I Commissari del popolo hanno deciso che la nostra polemica è tendenziosa, quando invece -lo ribadisco per l’ennesima volta e all’ennesima potenza- il problema è squisitamente politico. La diligenza del buon padre di famiglia indica il dovere di amministrare la cosa pubblica e le risorse finanziarie con la prudenza, l’onestà e l’attenzione di una persona media, evitando sprechi e tutelando il patrimonio collettivo con la stessa cura riservata al proprio bilancio familiare. Da ciò discende, nel sentire comune, la responsabilità oggettiva: un parametro di comportamento che i cittadini e la legge si aspettano da chi gestisce il bene comune. Il bene comune è stato ben gestito? Il padre di famiglia è stato accorto? Sarebbe quasi meglio che dicesse di sì (anche senza alcuna base reale, veramente). Perché se ci dicono che loro hanno fatto tutto il possibile per controllare, sono stati imbrogliati e poi l’hanno scoperto, sarebbe gravissimo e -questo sì- al limite del penale. Soprattutto, dovrebbero spiegare in che cosa consiste l’ “accordo transattivo” con le ditte; cosa aveva causato la necessità dell’accordo; che cosa esattamente si sapeva di quello che stava succedendo alla Villa e come mai ci furono espresse e pesanti minacce. Basti ricordare testualmente quello che disse il Sindaco nel Luglio 2025 ai Consiglieri di opposizione: “Questo non è più esercizio di opposizione, è procurato allarme”, sottolineando che i suoi legali stavano valutando eventuali azioni per procurato allarme. Non lo dico io, lo dicono cronaca e storia””.
Problemi non solo a Palazzo, anche fuori. Cosa vede nel futuro della città martire?
“Il futuro, bisogna che ce lo diciamo chiaramente, ha tinte sempre più fosche. Vedi, qui non c’è solo il tema dello sviluppo, della Villa, del TAV, di Stellantis e del suo indotto, della sicurezza o della Sanità. Qui il problema è la pochezza delle idee. Cassino, per le sue potenzialità, per l’Abbazia e l’Università dovrebbe essere ardita come Cristoforo Colombo. E invece si limita al cabotaggio sotto costa, con mano fermamente e decisamente tremebonda. Spacciare per conquista la chiusura del Corso, consegnato a millemila bar alcuni dei quali (non tutti, ci mancherebbe!) assurti agli onori delle cronache per la generosità nell’erogare superalcoolici ai minori, con altri che sotto banco riforniscono i ragazzi di palloncini al protossido di azoto (il gas esilarante tanto di moda per sballarsi) o il rhum e pera a prezzi proletari; sbandierare come una conquista l’ennesima desertificazione squalificativa ai danni della piazza più importante della Città (in cui agiscono indisturbati stalker, spacciatori e tristi imitatori dei maranza) non è evoluzione sociale. È abdicazione tremante dal ruolo di guida autorevole e morale di una Comunità, mantenendo al contempo un eserczio del potere fine a se stesso. La cosa più grave è che per Cassino non è stato mai presentato, dai sovietici amministratori, almeno un credibile “piano industrail-sociale”. E poi mi chiedo: dove sta la Città dello Sport? Il cinema al posto della piscina comunale? E possiamo meravigliarci dei rovesci sportivi se da anni i tifosi del Cassino non possono sostenere la nostra squadra dagli spalti?”.
Da sempre particolarmente duro nella critica, sembra non lasciare spazio al dialogo. Conferma la chiusura o si guarda intorno?
“Per usare le parole di Jessica Rabbit: “Io non sono cattivo. È che mi disegnano così”. Battute a parte: io sono duro e inflessibile nella critica verso gli altri in primo luogo perché lo sono anche verso me stesso. Se, io per primo, già 7 anni fa avessi tenuto la barra dritta, non so se oggi ci sarebbe Enzo Salera alla guida della Città, e questa possibilità passata è il mio cruccio e un rimprovero costante che mi faccio. Ma andiamo a oggi. Io sono stato, sono e sarò sempre critico e ostile nei confronti di chi pensa di potermi colonizzare facendomi rinunciare alle mie idee e alla mia etica; verso chi aspira al “potere” solo per la soddisfazione di fare il caporale di giornata; nei confronti di chi non capisce che amministrare una città non è come amministrare una società economica; verso chi non ha idee di ampio respiro che possano portare Cassino a risollevarsi e non vuole osare. Quindi, siccome già oggi esistono realtà pronte a sacrificarsi (sì: la politica comporta molti oneri e ben pochi onori) a queste e solo a queste guardo con estremo interesse. Anche perché si stanno dimostrando ricche di idee importanti e inclini al dialogo. Quello vero”.
Secondo lei un buon amministratore come dovrebbe agire?
“In primo luogo, un buon amministratore deve essere un leader. Un leader autorevole (ma non autoritario o sovietico!), competente in senso politico, capace di difendere la Città e di ideare per lei un armonico sviluppo anche sulla base del confronto con le forze che non lo sostengono, rispettoso dei suoi elettori come di coloro che non l’hanno votato. Dovrebbe partire da un progetto preciso che si basi su un percorso specifico, senza dimenticare nessuna delle sfaccettature che possono produrre sviluppo. Può essere “schiattus’ “, ma non rancoroso e deve essere così bravo da riconoscere la bellezza nelle idee degli altri, quando effettivamente c’è. In altri termini, così ritorniamo all’inizio, dev’essere un buon padre di famiglia, un primus inter pares, una persona capace sotto il profilo etico e politico di rispettare e di essere rispettato. Ma, soprattutto, deve essere una persona in grado di avviare una contro-rivoluzione culturale che cancelli le storture culturali di una Cassino che sta rimanendo senz’anima, ricordando ai Cittadini che siamo depositari di quella spiritualità fatta di idee e laboriosità che ha creato la Cassino che il mondo conosceva”.
Quale è la responsabilità della politica nei confronti di una comunità locale e del territorio in cui insiste?
“Qui posso essere anche molto breve: totale e assoluta. Deve promuovere il benessere collettivo, tutelare l’ambiente e garantire uno sviluppo sostenibile ed equo, attraverso decisioni trasparenti e la partecipazione attiva dei cittadini (cose a cui i sovietici nostrani ci hanno fatto perdere l’abitudine). La gestione del territorio con controlli seri e veri, la coesione sociale, il decoro urbano, l’erogazione dei servizi sono fra le priorità. Ma non dobbiamo dimenticare – e i tristi fati di questi giorni resteranno a monito eterno e severo- l’ascolto e la trasparenza, coinvolgendo attivamente i Cittadini nelle scelte decisionali più importanti (penso proprio a piazza Labriola), amministrando le risorse pubbliche con integrità, efficacia e responsabilità. E, soprattutto, con una mini-weltanschauung: un percorso ideale di sviluppo veramente sostenibile”.
Clicca qui per leggere ulteriori notizie



