Questa è una di quelle storie che non dovrebbero mai essere raccontate. Un giovane ragazzo, poco più che adolescente, sportivo e amante del calcio, le vacanze estive alle porte e già la voglia di fare tante cose, di progettare vacanze e giornate in piscina con gli amici. Uscite, feste e sagre, nel cuore forse una ragazza. Una vita come tante, una vita da diciassettenne. Una vita che è passata dalla luce al buio nel giro di poche ore, quando stamattina, nella tarda mattinata, i genitori sono andati a svegliare il ragazzo la scoperta drammatica. Immediata la chiamata ai soccorsi, disperati i tentativi del personale sanitario del 118.
Alessandro non ce l’ha fatta, ogni misura è stata vana. Poi il vuoto, il silenzio urlato, un dolore indescrivibile, quello della perdita di un figlio, di un nipote, di un amico. Di un giovane che aveva tutta la vita davanti e il diritto di viverla.
Cosa sia accaduto lo dirà l’autopsia che è stata disposta per cercare di capire cosa sia potuto capitare a un giovane in buona salute, un ragazzo che da sempre praticava sport, uno studente diligente che frequentava l’Itis della città martire. Profondo sgomento tra gli amici, nella comunità nella quale il ragazzo viveva la sua quotidianità tra i banchi e le aule, tra i corridoi e i laboratori. Ma anche tra le strade del suo paese, Belmonte Castello dove l’intera comunità si è stretta alla famiglia in questo terribile momento.
Nessuna parola può portare conforto a chi ha dovuto dire addio, a chi ha visto il destino strappare via con violenza e all’improvviso, in un’afosa mattina di inizio estate, con le vacanze alle porte, un ragazzo sorridente e generoso, educato e pieno di entusiasmo. Alessandro era e resta un figlio. Quei vestiti lasciati scomposti in camera, la camera di un adolescente. Lo zaino ancora a terra, il borsone dello sport pronto per ogni evenienza. Un fatto inconcepibile e inaccettabile.
La notizia si è sparsa nel pomeriggio e in tanti si sono fermati a pensare all’immane tragedia, qualcuno stasera passerà in camera del figlio, o della figlia, anche se ormai già “grandi”, per controllare se tutto è a posto. Il pensiero va ai genitori che ieri hanno dato la buonanotte al figlio e che questa mattina non gli hanno potuto dare il buongiorno.
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