80 anni di Repubblica. 80 anni di libertà di scelta per le donne. Non una vittoria, non un semplice atto politico, ma una vera conquista di genere.
E se la Democrazia fosse figlia di quelle donne? Quelle che quel giorno, quella calda domenica di inizio estate, a margine di una guerra devastante che, oltre a distruggere case e palazzi, aveva spazzato via la dignità delle persone, la femminilità delle donne, delle ragazze, delle bambine, si sono messe in fila per compiere un gesto semplice e potentissimo. Pochi mesi prima gli ultimi atti di quella guerra fatta di scelte altrui, di soldati dai volti scuri e dai modi violenti, dalle lingue incomprensibili e dallo sguardo vuoto, nero e profondo come gli abissi. Poi una mattina eccole lì, tutte i fila, forse non lo sapevano ancora, ma quella giornata avrebbe posto il seme di una speranza che ancora oggi fiorisce non senza difficoltà
E mentre in Finlandia le donne potevano votare già da inizio secolo, e in Inghilterra il cambiamento arrivò nel 1918, per l’Italia ci sono volute due guerre mondiali e la completa distruzione di città, luoghi e famiglie.

Il 2 giungo 1946 gli italiani, tutti, furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica, contemporaneamente si tennero le elezioni per l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione italiana. L’affluenza complessiva fu dell’89,08% degli aventi diritto, pari a quasi 25 milioni di votanti su 28 milioni. La Repubblica vinse con 12.717.923 voti contro i 10.719.284 per la monarchia.
In totale le donne che si presentarono per la prima volta alle urne furono 14.610.854, un’affluenza del 90,01% degli aventi diritto al voto.




Arrivarono dalle campagne, arrivarono con il vestito “buono”, arrivarono donne anziane, con lo scialle a coprirgli testa e spalle nonostante il caldo, arrivarono ragazze con i loro bimbi in braccio. Arrivarono e questo fu solo l’inizio, non la fine.
E la scelta la fecero, contribuirono a scegliere il futuro del Paese, consapevoli e orgogliose che per la prima volta, in quell’occasione, e per il futuro, il loro pensiero avrebbe avuto un peso, sarebbe stato ascoltato, avrebbe contato in un equilibrio da sempre maschile.
La tessera elettorale era arrivata nelle case, sopra nomi femminili, per la prima volta. E in tante raccontano dell’emozione, del peso di quel semplice foglio di carta che, in cambio di pochi grammi, rappresentava qualcosa di così grande, di così coraggioso e virtuoso.

E il pensiero corre a oggi, a quei seggi che restano sempre così vuoti, alla possibilità di poter votare per due giorni che, nonostante tutto, rimane spesso parola al vento. Poiché oggi alle urne si recano sempre meno persone, sempre meno aventi diritto. Che espressione, “Aventi diritto”, due parole che riassumono anni di lotte, uomini e donne morti per ideali, sacrifici immensi e volti persi tra le pagine della storia. Spesso ne parliamo, qualche fazione politica ne ha fatto una “bandiera”, qualcuna uno spauracchio, ma in realtà forse nessuno ne comprende il vero significato.
Il dato definitivo dell’affluenza alle elezioni politiche del 2022 ci ha detto che ha votato il 64% degli avanti diritto. Il precedente era il 73% del 2018. Un trend in calo, che si registra anche spesso nelle competizioni comunali. Cosa è accaduto, perché quello che sembrava essere il punto più alto della vita di un cittadino, un giorno importante tanto da dover indossare l’abito buono, sia diventato invece una seconda o terza scelta rispetto a una giornata al mare o a un pranzo in campagna.
L’affluenza femminile è passata dal 94% delle politiche del 1958 al minimo storico del 62,2% nel 2022. Fino agli anni Settanta le donne votavano quanto, anzi spesso più, degli uomini; dopo il 1979 il divario si è aperto stabilmente. E il peso maggiore dell’astensionismo si concentra ancora oggi nel Sud, nei piccoli comuni, tra le donne più anziane e con minore istruzione.
Oggi si celebrano 80 anni di Repubblica, 80 anni di scelte libere, 80 anni di voto alle donne. Oggi si celebra un percorso fatto di sacrifici, di lotte, di confronti, di donne e di uomini che hanno fatto e scritto la storia. Ricordiamocelo quando veniamo chiamati a fare una scelta, insegniamolo ai nostri figli e alle nostre figlie, che comprendano che un semplice gesto come una matita su un foglio possono essere così potenti da fare la differenza per il presente e per il futuro.
La Repubblica è donna, è forte, è trasparenza e luce. La Repubblica va rispettata e mantenuta, mai “usata”.
Buon Compleanno
Clicca qui per leggere ulteriori notizie



