Berlusconi, Fabio Marino: “Troppo odio anche davanti alla morte”

2 MIN

“La cosa più triste della morte di Silvio Berlusconi non è stata tanto la sua dipartita, quanto la persistenza di un odio viscerale (con contorno di vignette idiote tipiche di un infantilismo freudiano con complessi gravemente irrisolti) da parte di alcune frange di qualunquo-comunisti, a riprova che la sua predicazione sulla persistenza dell’ideologia marxista non erano farfugliamenti, ma una realtà accertata”. Questa l’analisi di Fabio Marino sulla morte di Silvio Berlusconi.

“Del leader di FI si può certamente dire tutto, ma non si può negare che in lui scorresse una visione rivoluzionaria della società, dell’economia e della politica che è raro rinvenire nei tempi d’oggi. Potrei immodestamente parafrasare Shakespeare: “Amici, Romani, Italiani, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Silvio, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia di Silvio Berlusconi”. Fu tutto oro quello che luccicava? No, è evidente. Berlusconi è stato il traghettatore della società italiana verso una vita più attenta ai valori economici e politici esclusivamente liberal-liberisti rispetto a quanto, da Destra, auspicavamo, con un’economia sociale di mercato che non siamo mai riusciti a imporre ai nostri alleati, forse perché ormai arresi all’inevitabile evoluzione dei tempi che Berlusconi aveva perfettamente previsto, laddove per noi era buio pesto. Non mi sembra il caso di riesumare le mille polemiche, in gran parte strumentali, che taluni giornalai ancora oggi tentano di alimentare. L’uragano-Berlusconi ha spazzato via un’epoca, caratterizzandone un’altra in cui egli sembrava quasi fosse immortale. Lo confesso: in vita mia, di 5 persone ho sempre, quasi come un bambino, pensare che non sarebbero mai morte, tanto erano compenetrate per un motivo o per l’altro nella mia anima: Gianni Agnelli, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Silvio Berlusconi e Clint Eastwood. Alla fine, penso che sia davvero inutile rievocare le cronache politiche davanti a un Uomo il cui giudizio è ormai definitivamente affidato alla Storia. Quello che si può dire, è che ad amici e nemici (sì, perché purtroppo aveva “nemici”, non “avversari”) non potrà non mancare la sua ombra e impronta clamorosa e grandiosa. Pur con tutti gli errori commessi, anche sul piano umano. La sua maggiore e indiscutibile intuizione è stato quel Centrodestra che se oggi è larga maggioranza nella Nazione lo deve alla trentennale e cocciuta azione di un Uomo “prestato alla politica”. Molti pensavano che il suo motto fosse: “Aut Caesar aut nihil (O Cesare o niente)”; il suo lungo e luminoso tramonto ha dimostrato, al contrario, le sue capacità di lungimiranza e, paradossalmente, di modestia. È forse soprattutto grazie a lui se oggi l’Italia ha, per la prima volta, un premier donna. Una giovane che egli lanciò oltre 20 anni fa nel suo governo. E ai 4 sciocchi che straparlano, non mi resta che dire: “C’è una giustizia superiore a quella dell’uomo, egli verrà giudicata da essa!” Riposa in pace, Presidente: molti dei tuoi valori restano anche i nostri, e speriamo di esserne fedeli custodi. L’applauso che ti ha accolto in chiesa dimostra quanto forte sia stato e sia il tuo legame con il popolo italiano”.

Clicca qui per leggere ulteriori notizie

Lascia un commento