Un Lazio diverso è Pop..sibile, parola di Marta Bonafoni

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Nei giorni scorsi il Tour dei Desideri ha fatto tappa a Cassino. Presenti al Baden Powell rappresentanti del mondo delle associazioni e politici locali. Sicuramente non una folla oceanica. Ma chi voleva esserci ha risposto presente. Si sono alternati numerosi interventi. Quello che è stato lampante è al voglia di mettere in rete un “certo” mondo della società civile. Sicuramente un concetto già proposto e sfruttato. Ma forse questa volta c’è un ingrediente diverso. Ha un nome e un volto, quello di Marta Bonafoni. Potrebbe essere proprio lei quel ponte in grado di collegare la realtà della gente con quella del mondo della politica. Emozionato e in prima fila a fare gli onori di casa l’assessore alla Cultura Danilo Grossi, coordinatore regionale di Pop. Tante le tappe in giro per la regione, ma a Cassino, che lo ha “adottato” da oltre un decennio politico, sicuramente, la sensazione è differente.

Chi c’era, chi no e chi ha fatto solo una passeggiata

Tra assenti e presenti volti noti e meno noti. Appassionato il discorso dell’assessore Mariaconcetta Tamburrini. La pizzicata del collega Emiliano Venturi che ha esordito con “Noi qui siamo la periferia della periferia, periferia della provincia e periferia della Regione. E lo paghiamo tutti i giorni da tempo ormai”. Tra il pubblico volti conosciuti della città martire, l’assessore Volante, il consigliere Iemma, “il mister”. Esponenti dei Comuni limitrofi. Presidenti di associazioni attive sul territorio. Ognuno ha portato la sua esperienza e la sua visione. Assente il sindaco Salera, arrivato a manifestazione inoltrata causa di altri impegni. E Marta ha ascoltato, ha ascoltato tutti. Un’assenza che ha dato nell’occhio, invece, quella del coordinatore locale di Pop, Claudio Donatelli e di diversi attivisti presenti nelle chat cittadine del movimento.

C’è chi ci prova sempre e chi fa l’ultimo tentativo

Un tour che ha portato la Bonafoni in giro per la regione, per ascoltare, per scrutare, per capire. E per raccogliere idee, proposte. Anche grazie alle cartoline “imbucate” con consigli anonimi. Perché tutto fa brodo e tutto può servire. Sorrisi, strette di mano, salamelecchi da parte di mummie della politica, indicazioni tattiche da chi invece sta alla politica come le pulci al pelo del cane. Ma anche spunti da parte di chi vorrebbe una società diversa. E questo la Bonafoni lo ha capito bene, elargendo a sua volta sorrisi e strette di mano e incamerando gli elementi e i volti necessari alla sua avventura.

Ma dall’incontro è uscito qualcosa di interessante?

“In ogni evento in cui siamo andati abbiamo dovuto aggiungere sedie – spiega Bonafoni – c’è un’eccedenza di voglia di partecipazione. Di buone pratiche che vogliono mettersi in comune con le reti territoriali ma che evidentemente non trova ancora ascolto. E che quindi, quando trova un luogo disponibile a mettersi a disposizione, arriva e manda un segnale importantissimo contro la disaffezione che sembra essere la cifra di questo nostro tempo. A Cassino ho colto una cosa in particolare. Ho avuto la sensazione che molti si siano “ritrovati”. Ci sono dei percorsi molto simili tra loro che però nelle fatiche, spesso sole, che si fanno nei comuni, nelle province, nei territorio più di frontiera, non hanno il tempo di mettere in comune le cose che fanno. Serve un nodo di rete che possa mettere insieme e in un percorso comune queste solitudini competenti e capaci, con la voglia di fare e di rafforzarle”

Astensionismo: il partito del menefreghismo e della disaffezione?

“L’astensionismo non va considerato come anti politica. E’ piuttosto un mondo che non trova un’offerta politica in grado di far uscire la gente di casa il giorno delle elezioni per andare a votare. Quindi va costruita una proposta politica concreta e credibile”. Su questo non ha dubbi Marta Bonafoni. “Da questo punto di vista lo specchio che noi abbiamo di fronte dei giovani e dell’astensionismo è un atto d’accusa fondamentale. Dobbiamo lavorare per costruire politiche che siano allo stesso tempo di tenuta del sistema ambientale ed ecologico e restituzione in termini di lavoro, di opportunità, di possibilità. Dalle città alle aree interne. Non è difficile, c’è da essere coerenti. Non ci devono essere politiche disallineate rispetto a quelli che sono i grandi titoli del futuro”.

Il Lazio del futuro

“Immagino una campagna elettorale generosa. Tutti noi dobbiamo dare il massimo per raccontare le molte cose buone fatte in dieci anni, però con una consapevolezza. E cioè che questi dieci anni sono partiti con una crisi economica frutto del 2008, anno della grande crisi economica internazionale. Hanno impattato con una pandemia, che è diventata crisi sociale. E hanno fatto i conti e lo stanno facendo ancora oggi, con la guerra, che è qualcosa di abominevole. Ed è allo stesso tempo qualcosa che sta entrando nelle tasche degli italiani. In termini di costi e di sottrazione di possibilità. E quindi bisogna provare a innestare un percorso di cambiamento. Partire da ciò che di buono si è fatto per dire che neanche noi che lo abbiamo fatto ci accontentiamo. Perché vogliamo dare di più a questo territorio”. La Bonafoni traccia un punto di “partenza”: “Per la prima volta, con i quasi 17 miliardi di euro che arriveranno nelle casse del Lazio tra nuova programmazione europea e Pnrr, avremo anche le leve per farlo. Bisogna che ci mettiamo a lavorare”.

Se il programma arriva dalla gente comune

Tantissime le cartoline raccolte in questo tour. Qualche buona idea, qualche proposta folle, qualche accusa e qualche spunto. C’è tanto su cui lavorare e la Bonafoni sembra esserne consapevole. “Ho guardato alcune cartoline lasciate dai bambini. A Viterbo un gruppo di bimbi si è messo con grande impegno a chiederci il gioco. Si va dalle richieste semplici, che però danno la misura di quali azioni elementari possano essere messe in campo per soddisfare i desideri delle persone. Al ricostruire un partito della sinistra italiana, magari per chi è più in là con l’età e ricorda i vecchi fasti del Pc. Non sto guardando tutte le cartoline di proposito. C’è un gruppo di lavoro sui temi che ha già costruito un indice di massima del progetto per il Lazio del futuro. Le cartoline saranno la spina dorsale del progetto, perché se ascolti le persone poi devi essere conseguente. La cartolina è anche un gioco, ma è un gioco molto serio perché ha a che fare con il destino delle persone”.

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