Elezioni, cronistoria di una crisi di…nervi. Le tappe di avvicinamento al voto.

Elezioni. Mario Draghi ha presentato, giovedì 21 luglio, le sue dimissioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa mattina al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri professor Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato ha reiterato le dimissioni sue e del governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto, il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti”, ha dichiarato in un video dal Quirinale il Segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti

Una crisi di… nervi

La decisione di Draghi è arrivata dopo avere chiesto al Senato la fiducia per proseguire nella sua esperienza a Palazzo Chigi. Mercoledì 20 luglio, Lega, Forza Italia e M5s non hanno votato per l’ex presidente della Bce. Il governo ha raccolto solo 95 sì e 38 no. La fiducia c’era, ma non la maggioranza. Draghi a inizio giornata era stato chiaro: si va avanti verso “un nuovo patto di fiducia” soltanto tutti uniti. Usciamo un attimo dalla cronistoria. Nessuno si aspettava che il governo potesse gare così e in questo modo. Palese quindi che la situazione è sfuggita di mano a più di qualcuno. Una corda tesa, fin troppo che ha portato all’irreparabile. Draghi ha mostrato sicuramente qualche limite dal punto di vista politico: troppo categorico, al limite del ricattatorio. Abbiamo capito che il salvatore della patria era li per salvare la faccia a più di qualcuno e che la stima manifestata, al limite della decenza, dei partiti di maggioranza era soltanto uno specchietto delle allodole. Alla prima occasione seria, infatti, Draghi è stato mandato a casa, sull’orlo di una crisi di…nervi.

Lo scioglimento delle camere e “gli affari correnti”

Nel pomeriggio di giovedì 21 luglio, Mattarella ha ricevuto i Presidenti delle Camere, Casellati e Fico. Si è tratta dell’ultimo atto formale prima di sciogliere le assemblee parlamentari. Dopo averli sentiti, infatti, il Presidente della Repubblica, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Lo stesso è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, affinché vengano “indette nuove elezioni entro il termine di settanta giorni indicato dalla Costituzione”.

Draghi rimarrà in carica per il “disbrigo degli affari correnti“. In attesa delle elezioni e della formazione del nuovo governo.

Alle urne si tornerà il 25 settembre, come previsto dall’articolo 61 della Costituzione: “Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti”. Prima però ci sono alcune tappe obbligate per i partiti.

Le scadenze

La prima scadenza è immediata: il 27 luglio è il termine entro il quale il Viminale deve inviare alla Farnesina gli elenchi degli elettori all’estero. La legge stabilisce infatti che devono essere inviati entro il sessantesimo giorno antecedente le votazioni.

Secondo il timing “forzato”, il 14 agosto è il termine ultimo entro il quale i partiti devono consegnare al ministero dell’Interno i contrassegni con i simboli elettorali. In sostanza quelli che saranno stampati sulla scheda elettorale. Il 21 e 22 agosto sono invece i giorni riservati alla presentazione delle liste definitive. Secondo la normativa devono essere ultimate entro il 34esimo e il 35esimo giorno antecedente al voto. Le liste dei candidati vengono presentate negli uffici centrali elettorali costituiti presso le Corti d’Appello.

Quattro giorni dopo, il 26 agosto, inizierà ufficialmente la “propaganda elettorale”, ovvero il mese di campagna elettorale prima del voto, quando i candidati e le coalizioni potranno affiggere i manifesti elettorali.

La prima seduta del Parlamento

Entro il 15 ottobre si dovrà tenere la prima seduta del Parlamento eletto. Qualunque sia l’esito del voto. A stabilirlo è sempre l’articolo 61 della Costituzione. Che recita: “la prima riunione delle Camere ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni”. Finché non sono riunite le nuove camere, prosegue l’articolo, “sono prorogati i poteri delle precedenti”. Le nuove Camere però saranno riunite ufficialmente due giorni prima del termine ultimo, il 13 ottobre, come stabilito dal presidente Mattarella nella riunione con il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che hanno presentato gli “ultimi” atti deliberati dall’Esecutivo.

Gli atti firmati dal presidente Mattarella prevedono anche l’assegnazione del numero di seggi previsto al Senato per le Regioni di tutto il territorio nazionale e per la circoscrizione Estero. Identico decreto è stato redatto per le elezioni alla Camera dei deputati. Tutti gli atti sono stati firmati dal capo dello Stato e controfirmati dal presidente del Consiglio dei ministri e dal ministro dell’Interno.

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