Le allegre comari di Cadsinor – Cap.1 – Le favole di Cassino

C’era una volta, nel solito paesino ai piedi del monticello, un nobile di altissimo lignaggio. Era uno dei principali Signori del paese, il Gran Khan Pi, che tutti chiamavano, per comodità, Pi Khan II (nel senso di secondo della sua dinastia), Pi Khan-Hino per gli intimi. Pi Khan era stato moltissime volte sul punto di fare il colpo gobbo, piazzando se stesso o uno dei suoi familiari più stretti nientepopodimeno che alla Alta Corte di Roma: insomma, puntava forte a esercitare il suo fascino politico direttamente al centro dell’Impero. Pi Khan correva come una diligenza al galoppo verso le sue ambizioni. Bisogna dire che ne aveva provate molte. Si era appoggiato, per raggiungere i suoi obiettivi, a moltissime casate; qualcuno aveva perso addirittura il conto. Aveva iniziato la sua corsa appoggiandosi ai DC (Domini-canes); poi si era appassionato all’UDEUR (un arte liberale molto nota, Unione Degli Erbivori Unitari Rampanti).

Si detestavano cordialmente

Queste collocazioni gli avevano dato poche soddisfazioni, ed era quindi passato a sostenere direttamente la dinastia oligarchica del Berluskaiser Silvio I. Anche lì, mai ‘na gioia; e con spirito rassegnato si era messo a studiare i salti e tuffi carpiati, che in pochi mesi lo avevano portato a compiere una Scelta Civica, poi l’adesione al progetto del Vassallo Petrarc the One (di origine inglese), poi quella alla Lega di Alberto da Giussano. Il doppio colpo di scena, però, arrivò quando nel giro di 48 ore giurò fedeltà eterna prima a Quelli con l’Italia, poi al mutuo soccorso dal nome Parenti e Amici d’Italia. Qui rimase un bel po’, bisogna dire. Quasi un record. Ma si scontrò subito con la battagliera donzella dalle fattezze angeliche ma dalla passione nera che teneva in mano gli associati, Angela l’Incorruttibile. I due si detestavano cordialmente. Pi Khan blandiva e spariva; spariva e blandiva; l’Incorruttibile non si smuoveva.

Fu così che Pi Khan ebbe una brillante idea: mandare in avanscoperta (e se necessario allo scontro) la baronessa Manuels von Rusch e assumere come guardia del corpo la seconda persona della famosa opera “Io, Chiara e lo Scuro”. Kiara si mise subito in sella, e spronando il suo destriero con il classico: “Trotta Trotta cavallino!”, manteneva i rapporti con il potentissimo Conte Max, il quale poteva decidere a piacimento dei destini di ogni sottoposto.

L’uomo che sussurrava ai …cavalli

Per un bel po’ di tempo la von Rusch e il Pi Khan andarono d’amore e d’accordo con la Chiara. “Trotta Trotta cavallino!” diventò la loro parola d’ordine, con cui aprivano incontri carbonari con Podestà spodestati, aperitivi, pranzetti e cenette in amicizia: tema unico, come fare le scarpe ad Angela della Notte e ai suoi fedelissimi. La baronessa von Rusch e il Khan si sentivano mentori e benevoli protettori di Chiara dal Trotta, la quale appariva grata e felice di cotanta frequentazione e convintissima delle buone ragioni del Pi Khan. Ma un brutto giorno, la Massa del Conte Max si mise in testa di dividere il terzetto di amici, e cominciò a sussurrare nell’orecchio di Kiara.

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