…E guardo il mondo da un oblò…..

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È ormai di dominio pubblico la notizia relativa all’evento franoso che ha interessato parte dell’unica ed ufficiale pista ciclabile di Cassino. La pista ciclabile che sorge su una delle sponde del fiume Rapido, sponda di dubbia pertinenza, dove, come all’orizzonte si uniscono cielo, terra e mare. Non è mai stato chiaro di chi vi siano le responsabilità in merito tra comune, consorzio di bonifica e provincia.

La “ciclabile” è stata negli ultimi tempi oggetto di diversi interventi tra cui quello dell’illuminazione che ad oggi non si sa neanche quanto incide sulle tasche dei cittadini e scevra da ogni tipologia di regolamento. Una pista più delle volte strumentalizzata ai fini politici, ma di fatto anch’essa dimenticata.

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Avvallamenti e insidie

Basta vedere le condizioni del manto, in cemento a tratti, in ghiaia in altri, con vistosi avvallamenti e anche insidie di varia natura. Tempo fa proprio sul tratto che conduce alla zona dove è avvenuto lo smottamento vi erano voragini ed insidie provocate dalla radicazione superficiale degli alberi. Chi ha buona memoria ricorderà anche di qualche incidente avvenuto in passato. A riprova della scarsa manutenzione che la pista ciclabile ha negli anni patito.

La zona interessata è un “muraglione” ben noto ai pescatori locali che anche in questi giorni, a seguito dell’apertura della stagione di pesca alla trota, numerosi l’hanno frequentato. Chi seduto sul guardrail e chi un po’ più arretrato per non farsi scorgere dai salmonidi intenti a nascondersi proprio nell’intercapedine scavata dall’acqua alla base del muro.

Come può essere accaduto?

A giorno fatto si può tirare un sospiro di sollievo visto che la fortuna ha voluto che nessun cittadino ne sia rimasto coinvolto. Ad ogni modo cercare di capire cosa sia effettivamente accaduto è fondamentale soprattutto per evitare di incappare in altri rischi analoghi. Ad emergere è stata, in prima analisi, la storia di un collettore “mai collegato” che pare abbia oberato sull’argine. Se così fosse sarebbe una grave mancanza da parte di chi amministra la città che non ha di fatto vigilato su di un potenziale rischio e quindi non garantito l’incolumità pubblica.

L’erosione

Per noi, forse più “sempliciotti”, il problema principale è stato generato dall’azione erosiva del fiume sull’argine. A dimostrazione proprio la “famosa” buca sotto al muro presidiata dalle trote e dai pescatori. Ad accentuare questo problema indubbiamente è stata la regimentazione folle delle acque fluviali. I repentini innalzamenti ed abbassamenti dei livelli hanno certamente contribuito ad accentuare tale fenomeno erosivo. Questi cambiamenti, come anche la pulizia degli argini, generano condizioni fisiche mutevoli. Vengono di fatto alterati parametri come la velocità, la portata e quindi anche le “pressioni”. Un mix di parametri che si è rilevato micidiale per il “muraglione”.

La storia insegna…ma non a tutti!

Quando qualche tempo fa il sindaco della nostra città fece la sua annunciazione con riferimenti storici falsi. Si scordò di ricordare che a metà degli anni ’90 furono svolti sull’argine opposto (agl’ puost r’ Tabacchin’), proprio a seguito di un evento affine, dei lavori di “consolidamento” con delle palizzate ancora oggi visibili. Prima di quell’intervento vi era in essere proprio un muro in pietre analogo a quello franato questa notte.

In tempi non sospetti, alcuni dei nostri ambientalisti storici Edoardo Grossi e Salvatore Avella, furono i firmatari di un esposto per evidenziare le criticità presenti sul tratto di fiume e quindi richiedere la messa in sicurezza del tratto. L’esposto fu reso pubblico ed inviato a tutti gli enti tra cui il comune di Cassino e l’ARDIS in regione. A colpire fu la risposta dell’unico ente che diede risposta ovvero quest’ultimo, che si riporta a seguire: “…si informa che in esito ai vari sopralluoghi eseguiti dalla scrivente AREA, per quanto di competenza, si è più volte rappresentato, alle Amministrazioni Comunali in indirizzo (in particolare al Comune di Cassino), la necessità  e l’urgenza di eseguire opportune valutazioni e verifiche tecniche al fine di  assicurare le necessarie misure di tutela della circolazione e sicurezza stradale, onde scongiurare pericoli per la pubblica incolumità, ancorché questa/e strada/e risultano correnti su sommità  arginali aventi caratteristiche tecniche che si differenziano nettamente dai rilevati stradali.

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Si osserva, inoltre, che le infrastrutture viarie quali ponti e strade limitrofe al corso fluviale del tratto in argomento, devono essere manutenute sicure ed efficienti dall’Ente gestore competente (COMUNE/I ecc…) non solo nel rispetto del vigente codice della strada, ma anche ai sensi del Regio Decreto n.523/1904, al fine di espletare le azioni necessarie a prevenire a prevenire pericoli alla pubblica incolumità.”

Prevenire è meglio che curare!

Alcuni si chiedono come mai alcun cittadino abbia fatto segnalazioni. Ma dalle foto di normali fruitori della pseudo pista ciclabile emergono segni evidenti che il problema c’era e che sia stato sottovalutato di nostri amministratori passati e pro tempore. Ma non bisogna dimenticare che negli ultimi tempi l’area è stata oggetto di alcuni interventi…come mai nessuno si sia reso conto della situazione?

Se un cittadino ha l’obbligo morale di segnalare problematica di alcun genere, un amministratore ha la responsabilità di tutelare l’incolumità pubblica! L’impressione che noi normali cittadini abbiamo,  a dimostrazione della lontananza con i propri governatori, è quella che ricorda una canzone famosa : «Guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’».Non ci si meraviglierebbe se tra qualche giorno la causa dello smottamento saranno i runners locali!

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