Non c’è vaccino per….. l’egoismo

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Guerra dei poveri o guerra dei vaccini, basta che ci sia guerra. Inutile dire che in queste settimane ne sono successe di tutti colori, una corsa al vaccino a dir poco spietata dove gli ultimi restano gli ultimi e i primi restano i primi. La somministrazione che avrebbe dovuto seguire delle regole ben precise è avvenuta in maniera molto distante dalle aspettative.

Oltre alla confusione delle categorie per le quali era stato riservato o, per meglio dire, sarebbe stato riservato un percorso protetto e prioritario, i continui cambiamenti delle disposizioni e la scarsa informazione è stata alla base dello sfacelo più totale. Così ci si ritrova con persone a rischio, con patologie o gravi disabilità che ancora combattono con una burocrazia contorta lenta e latente, mentre allegri avventori del sabato sera si ritrovano il bollino del vaccino sul pedigree. Oltre al danno la beffa fa, perché chi è arrivato alla dose utilizzando scorciatoie, amicizie, chiamate dall’alto o piccioni viaggiatori ha utilizzato ogni mezzo per far conoscere la sua scelta, cioè quella di vaccinarsi come se per gli altri non fosse una priorità al pari della loro.

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Ritorno alla vita

Ed eccoci qui con un esercito di madri, padri, caregiver, figli pronti alla guerra perché i loro cari ormai da oltre un anno segregati in casa, possono tornare a fare una passeggiata. Non un aperitivo, non un giorno al mare non una camminata in montagna tantomeno una festa o un brindisi ma una semplice passeggiata senza il terrore di finire intubati in un reparto di terapia intensiva lontani dalle persone che amano di più. Perché il vaccino non è solo una parola tantomeno un farmaco o una siringa, il vaccino per molti rappresenta un ritorno alla vita.

Il rispetto non si può iniettare

Ma attraverso una siringa non si può iniettare il rispetto delle regole e il rispetto del prossimo. Il rispetto per gli altri, il rispetto per chi è più fragile. E ancora una volta più forte di tutto, della crisi economica, della crisi sociale, dell’emergenza sanitaria, vince l’egoismo del singolo che preferisce mettere davanti se stesso e lasciare tutti gli altri dietro. A fare da ciliegina questa situazione già particolarmente compromessa l’esagerata voglia del consenso dei social. E quindi si sono susseguite per settimane foto di persone sedute con un ago conficcato nel braccio, certificati semi oscurati nel quale si confermava l’avvenuta vaccinazione. Selfie in fila per ricevere l’agognata dose.

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Impossibile creare vaccino per l’egoismo

Tanta l’amarezza di chi in quei post e in quelle foto ha visto l’ennesima possibilità negata per un proprio caro. I sorrisi degli altri che hanno sbandierato scelte esemplari hanno causato lacrime e rabbia in chi quelle scelte e molte altre anche più difficili è costretto a farle tutti i giorni. Molte volte al giorno. Ma i social così come piacciono per la diffusione repentina e capillare dei propri pensieri rappresentano un’arma a doppio taglio. Lasciano un segno di ciò che abbiamo fatto e del modo in cui lo abbiamo fatto. Le malattie purtroppo continueranno ad esserci non per tutti i virus sarà possibile creare un vaccino, ma un malessere su tutti è incurabile: l’egoismo dei furbetti.

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