Quando i bambini non fanno Oh

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Cosa resterà, di questi anni ’80? Cantava così Raf qualche decennio fa. Ora la domanda ce la facciamo anche noi. Quante rinunce, quanti sacrifici, quanti momenti importanti rimandati. Fermiamoci, pensiamo, ci verrà in mente qualcuno che, forse, sta messo peggio di noi. I bambini. Loro, attori passivi della pandemia, spesso portatori di virus, additati come gli untori dei nonni. Loro che stanno vivendo le difficoltà economiche della famiglia, senza poter far nulla o capire cosa accade. Loro che hanno rinunciato alla compagnia di amici e cuginetti, alle feste di compleanno, allo sport, alle attività extrascolastiche.

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Nessuno restituirà questa fetta di infanzia

Vedono i genitori preoccupati che fanno i conti per arrivare a pagare bollette, che leggono nei loro occhi la paura, la frustrazione. All’inizio era divertente fare la pizza, i biscotti, i lavoretti. Ora no, sembra che tutto sia privo di senso. Non ci saranno, di nuovo, saggi di fine anno, spettacoli di danza o esibizioni con lo strumento musicale studiato. Alcuni di loro non hanno mai vissuto completamente queste esperienze, i bambini di 5 o 6 anni. A loro nessuno restituirà questa fetta di infanzia, il carnevale, gli abbracci. I grandi, gli adulti, loro sanno a cosa stanno rinunciando, ricordano il prima e sperano nel dopo, i bambini sono nel caos emotivo, chiusi in gabbie, quando escono sembrano dei piccoli animaletti, vogliono toccare tutto e usano l’amuchina come se non ci fosse un domani.

La normalità…

Quando si tornerà a una normalità, non quella di prima del febbraio 2020 perché quella vita non tornerà più. Ma quando potremo tornare a vivere in maniera più libera quest’esercito di bambini e ragazzini sarà buttato nel vortice, senza capire, senza sapere, con una voglia istintiva di tutto per qualcuno, e con il terrore per altri. Si parla di economia, si parla di sanità, si parla di grandi manovre, addirittura di scuola. Nessuno si è fermato a pensare a loro che senza se o ma hanno continuato ad andare a scuola. Lontani, distanti, con mascherine, finestre aperte in aula e maestre che hanno inventato di tutto pur di distrarli.

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E, nonostante tutto, loro sorridono ancora, guardano i fiori sbocciare sugli alberi e si entusiasmano, accarezzano un cagnolino o un gatto e sorridono per il solletico di una leccatina. Sono loro che, nel buio degli sguardi dei genitori, riescono ad accendere una luce. Eppure nessuno, in questi mesi, li ha considerati.

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