E’ stato ancora l’uomo nero. Ma anche no.

«Abito non fa il monaco/né croce il Cavalier./Barba non fa il filosofo/né quel che pare è ver». Recita così un’arietta del Metastasio di tre secoli fa. Potremmo anche citare il proverbio: «Un bel tacer non fu mai scritto», ma il significato resta sempre lo stesso: non è tutto oro quello che luccica. Nella giornata di ieri si è registrato un fatto di cronaca che ha destato una volta di più preoccupazione e sdegno; protagonisti una giovane donna e il “solito” immigrato di colore. Apparentemente una brutta storia, in cui “l’uomo nero” ha aggredito una tranquilla ragazza. Diciamolo subito: il fatto in sé è gravissimo, e siamo certi che nulla potrà restituire la serenità all’innocente protagonista femminile di questa storiaccia, alla quale va la nostra incondizionata solidarietà.

L’immigrato intollerante

Il problema, però, è che in questi tempi tristi, in cui qualcuno si sta abituando a vedere nel “diverso”, nel “differente”, nell’ “altro” sempre e comunque un nemico giurato della Civiltà Occidentale. E del nostro modo di vivere, rischiamo persino noi che molto modestamente cerchiamo di fare un po’ di informazione, solo una parte del problema. Pare che nessuno, infatti, si sia posto la domanda sui motivi che hanno scatenato l’ingiustificata aggressione. Ed è stato facile per alcune persone ritornare con superficialità al cliché dell’ “immigrato” intollerante, invasore, fastidioso. E’ chiaro che molti, troppi atti di arroganza avvengono ad opera di soggetti che non vengono in Italia a portare “risorse”, ma ben altro. Tuttavia, nel caso in questione, per obiettività, dobbiamo registrare una vicenda ben più triste di quanto la superficie lasci intravedere.

Non è stata superbia ghanese

Sembra, infatti, che non sia stato un problema di superbia ghanese, quella alla base dell’insano gesto, ma proprio… l’insanità. Pare che il giovane africano fosse in preda non ai fumi dell’alcool o peggio, ma sia stato beccato in pieno stato delirante con contorno di allucinazioni. Questo stato mentale alterato, comune purtroppo anche a tanti Italiani, sarebbe stato la causa dell’aggressione. Ora, se questo è vero, è chiaro che è inutile sollevarsi contro “gli altri”: il seme della follia è ahinoi largamente presente dappertutto. Diventerebbe insomma un fatto di per sé molto diverso dalla interpretazione corrente. E magari potremmo provare tutti a metterci nei panni di un povero “pazzerello”, straniero, in un paese lontano, con difficoltà di lingua, immerso in una cultura diversa, tormentato da strane voci nella testa.

Come Ligabue

Un po’ come il povero Ligabue (il Pittore, non il cantante), che soffriva nella sua genialità lo stigma della malattia mentale. Ecco: potremmo, prima di sparare giudizi col cannone, provare prima a capire. Ci sono stranieri (e sono tanti!) che vengono in Italia disprezzando profondamente il nostro modo di vivere e si rendono protagonisti di azioni inqualificabili. Ci sono Italiani (e sono tanti!) che diventano l’incubo di piccoli paesi, come avvenuto di recente vicino a Cassino, per motivi analoghi (o peggio…) a quelli del giovane ghanese. Noi non arriviamo a scrivere banalità ipocrite come “Restiamo umani“. Ma sarebbe bello se la nostra opinione si formasse su una compiuta conoscenza dei fatti. Potremmo scoprire che dietro certi eventi (che spaventano ancora di più in questo periodo così complesso) si nasconde tanta sofferenza, che non dipende dalla Nazione di origine, ma solo dall’imperfezione profonda dell’essere umano. L’uomo nero ha colpito ancora. Ma anche no.

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