Saranno celebrati domani alle 16 i funerali di Stefano, morto troppo presto in un mondo che a volte può sembrare ingestibile anche per i più forti. L’ultimo doloroso saluto al quindicenne sarà dato nella Chiesa della Madonna della Libera, passando davanti la casa dell’adolescente.

Il vero dramma è sapere che un ragazzo di quindici anni, che potrebbe essere un figlio, un nipote, un fratello abbia preferito andar via piuttosto che fare i conti con una vita percepita come difficile. Sicuramente spetterà a chi sta conducendo le indagini reperire elementi e ricostruire quanto accaduto al giovane, i motivi che hanno portato un quindicenne una mattina di settembre a fare una scelta. Una scelta che non ha lasciato alcun margine.
Stefano ha salutato il mondo, ha scelto il buio e ha lasciato dietro di sé tanto dolore, una grande vuoto e tanti interrogativi. Ma anche tanti sensi di colpa di una società che vede ma non osserva, che ascolta ma non sente, che scrolla ma non si sofferma. E quando un giovane, un giovanissimo, così come una mamma o anche un papà scelgono di mettere la parola fine, di non dare più spiegazioni, di non chiedere più aiuto allora significa che il fallimento è di tutti, dell’intero sistema. Proprio quel sistema che fin dai primi momenti ha chiesto insistentemente il nome del ragazzo, per poi dare la propria opinione sulla storia della sua vita, per lasciare ancora commenti e sticker sui social e sicuramente quella società che domani porterà palloncini bianchi o fiori per un ultimo saluto a Stefano, bisbigliando sulle scale della chiesa.
Stefano, un ragazzo che non ho conosciuto, di cui non conoscerò mai le paure, mai i sogni, mai i desideri. Un giovane che è stato ascoltato di più nel silenzio che nelle urla, che è stato visto ora, nel buio e mai nella luce di una piazza o dello schermo di uno smartphone.
Ciao Stè, il nostro sistema ha fallito, ancora una volta. Ma il conto lo hai pagato solo tu, fino al prossimo grido inascoltato, alla prossima mano rimasta appesa verso il nulla, al prossimo tam tam di messaggi per conoscere nomi, volti e sedersi nella poltrona del giudice spettatore.
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