Centinaia e centinaia di persone si sono ritrovate nel campo sportivo di Belmonte per l’ultimo doloroso saluto ad Alessandro Merucci, morto a soli 17 anni. Il feretro arrivato davanti casa è stato poi portato a spalla fino al campo, un fiume di persone lo hanno scortato.
Quella che sarebbe dovuta essere un’estate di giornate trascorse al mare o in piscina, in sella allo scooter con gli amici e a commentare le partite dei mondiali è diventata la più buia. Una vita semplice di un ragazzo gentile e sorridente, animato da un grande amore, quello per il pallone.
Sotto un cocente sole di inizio giugno le persone hanno voluto dare l’ultimo saluto ad Alessandro che solo pochi giorni fa è andato a dormire sereno nel suo letto senza svegliarsi più. Un malore improvviso, per un cuore giovane, un cuore atletico, un cuore che avrebbe dovuto continuare a regalare ancora milioni di battiti ad Alessandro, all’alba dei suoi 17 anni. Un dolore immenso e profondo nel quale si sono ritrovati la mamma, il papà e il fratellino. Ma anche tutti i familiari, gli amici, i concittadini e le comunità di Belmonte, di Cervaro, città di origine della madre, di Cassino, dove l’adolescente veniva a scuola. Di Gallinaro, dove Alessandro era un punto di riferimento per il settore calcistico. Presenti i compagni di scuola, delle squadre nella quali ha militato, i piccoli che allenava, gli ultras del Cassino. Il campo era pieno.
Un luogo unico nel quale poter dire addio ad un ragazzo che amava così tanto il fazzoletto verde. Un campo ancora più speciale perché su quell’erba Alessandro ha giocato, in quel luogo sospeso tra il verde delle colline che lo circondano e le vie del paese che lo ha visto crescere e che ora non si da pace per la sua improvvisa morte.
A parlare di lui il cugino, il migliore amico. Con lui Alessandro ha condiviso scuola, giochi, momenti speciali e segreti confidati al ritorno da una partita o un giorno come tanti, quando pensi di averne ancora tanti davanti. “Avevamo tanti progetti per questa estate, tu eri il mio punto di riferimento e mi mancherai ogni giorno. Ma so che sarai sempre con noi, ora proteggici e guidaci da lassù. Che dire di te? Eri un ragazzo solare che amava divertisti, far ridere gli altri e aiutare ma avevi anche qualche difettuccio. Eri testardo, permaloso e perdevi la pazienza in un attimo ma proprio in questo ci siamo accomunati. E poi avevamo quel grande amore condiviso, quello per la Juventus e ci eravamo ripromessi che saremmo diventati due calciatori della Juve e che ci saremmo trasferiti a Torino. Era un sogno, una promessa, ce lo ripetevamo fin da quando eravamo piccolini e capitava di dormire insieme”.








A parlare anche un compagno di squadra. “Abbiamo corso tanto insieme. A volte siamo scesi in campo senza di te, ma sono giornate che si contano sulle dita di una mano. Hai sempre voluto essere il capobanda di questa grande famiglia. Avevamo un sogno, quello di vincere un campionato tutti insieme, con te al comando ci siamo arrivati vicini. Lo porteremo a termine per te, ti abbiamo sempre sostenuto, adesso tocca a te, resta al nostro fianco da lassù. Noi saremo per sempre la tua seconda famiglia”.
Nessuno potrà mai dare una risposta, perché un giovane che ha tanto ancora da dare, tato amore, tanta vita, perché si spegne così. Senza apparente motivo, all’improvviso, in quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro, la propria casa. Un vuoto troppo grande e incomprensibile che nessuna parola, nessun abbraccio e nessun gesto potrà mai riempire.
La voce rotta dello zio “Ti ho insegnato a giocare a calcio e ora non so come fare, perché non so come insegnarti a volare verso l’eternità. Avevi un cuore così grande che sembra sia esploso per tutto l’amore che ci hai dato”. Parole che scorrono veloci come un fiume in piena, piene di dolore, ma anche di immenso amore per aver conosciuto Alessandro. Parole che hanno riempito quell’angolo di vallata che solitamente accoglie il suono del pallone che passa veloce tra i piedi dei ragazzi, veloce verso una porta per segnare il punto decisivo.
A dare l’ultimo saluto è stata la madre, Sonia. “Oggi con il cuore frantumato siamo tutti qui per dirti ciao. Resterai il mio brontolone preferito. L’avvocato delle cause perse, ti amiamo così con il tuo modo di fare, con il tuo sorriso. Ti sei fatto volere bene da tutti. Dopo due anni di nuoto mi ha detto, “mamma ora so nuotare, fammi giocare a calcio”. Sei partito a testa bassa ma dopo pochi mesi sei diventato straordinario. Il destino crudele ha voluto che proprio sul campo di calcio ti diciamo addio. Sarai sempre con noi. Ringraziamo tutti per la presenza e l’affetto dimostrato, oggi ci sono compagni e insegnanti che ti hanno accompagnato dalla primaria alle superiori. Grazie alla nostra famiglia. agli amici a tutte le comunità che si sono strette intorno a noi. Un grazie particolare alla nostra comunità e a tutti coloro che si sono uniti e organizzati per permetterci di esserci qui. Il grazie più grande va a te amore nostro per aver reso la nostra vita meravigliosa”.
Ad ottobre Alessandro avrebbe compiuto 18 anni, i suoi amici festeggeranno per lui, perché Ale non andrà mai via, resterà per sempre vivo e forte, sorridente e brontolone, nel cuore e nei ricordi di chi lo ha conosciuto.
E ora Alessandro corre, corre forte dietro il suo amato pallone, giocando segnando. Ad esultare per lui centinaia di persone che non lo dimenticheranno mai.
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