Ferentino prende il treno e la Tav, Cassino frena: il dissenso di De Nisi scuote Fratelli d’Italia

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Il progetto dell’Alta Velocità nel frusinate fa uscire dai binari il convoglio della politica cassinate. Mentre a Roma i protagonisti istituzionali celebrano la presentazione dello studio di fattibilità della futura stazione Tav, da Cassino arriva una nota stonata. Una voce fuori dal coro. Una presa di posizione che rompe il clima di entusiasmo quasi unanime attorno all’opera.

A parlare è Vincenzo De Nisi, segretario cittadino di Fratelli d’Italia. E le sue parole non sono quelle di chi vuole semplicemente distinguersi: dentro c’è il disagio di un territorio che teme di restare spettatore mentre altri decidono la geografia dello sviluppo. Ma andiamo per ordine.

Un progetto che divide e unisce

Il 12 maggio 2026, a Roma, Rete Ferroviaria Italiana ha presentato il primo studio di fattibilità per la stazione Frosinone AV – MedioLatium. Non un semplice passaggio tecnico, ma l’inizio concreto di un percorso destinato a cambiare gli equilibri infrastrutturali del basso Lazio.

Per la provincia di Frosinone significa immaginare collegamenti più rapidi, nuove opportunità economiche, una connessione diretta con le grandi dorsali del Paese. La Tav smette di essere una suggestione elettorale e prova a diventare realtà. Una di quelle opere che promettono di ridisegnare il futuro di un territorio intero.

E infatti attorno al progetto si è immediatamente creato un fronte ampio. Frosinone ha acceso il semaforo verde. Ferentino ha fatto altrettanto. Sindaci, rappresentanti istituzionali, associazioni datoriali, alcuni sindacati e mondi produttivi parlano di occasione storica. Di volano per l’economia. Di opportunità irripetibile.

Ma ogni grande opera porta con sé entusiasmo e diffidenze. E così, mentre qualcuno parla di svolta epocale, altri iniziano a domandarsi chi davvero beneficerà di questa rivoluzione ferroviaria. Perché la Tav non è soltanto un treno: è una scelta politica, geografica ed economica. E come tutte le scelte di questo tipo, crea inevitabilmente vincitori e scontenti.

Le parole di De Nisi

In questo coro quasi unanime, c’è una voce che si leva pungente, ferma e decisa.

Vincenzo De Nisi, segretario cittadino di Fratelli d’Italia a Cassino, rompe gli indugi e affida ad una nota il suo malessere politico. E soprattutto territoriale.

«In ordine allo studio di fattibilità della stazione Tav a Ferentino – scrive – mi preme sottolineare che la mia personale posizione non può che essere di estremo rammarico rispetto alla posizione (o non posizione) dei vertici della politica provinciale e regionale, anche del nostro partito. Tengo quindi particolarmente a distinguere il mio pensiero e la mia posizione personale rispetto ad una scelta che a mio avviso danneggia innegabilmente questo territorio. Mi riservo di esprimere ulteriori considerazioni pubbliche avendo cura di sottolineare che si tratta di una mia posizione che non rappresenta il pensiero del circolo. Certamente però, per quanto mi riguarda, sarà l’ultima volta in cui dobbiamo lasciarci passare sopra la testa questo tipo di decisioni».

Parole pesanti. Per i toni. Ma soprattutto per il destinatario implicito.

Perché De Nisi non attacca gli avversari politici. Punta il dito anche contro i vertici del suo stesso partito. E lo fa scegliendo accuratamente ogni parola: “posizione o non posizione”. Come a dire che il silenzio, in certi casi, pesa quanto una decisione sbagliata.

Il suo è un atto di accusa verso una politica che, a suo giudizio, non avrebbe difeso abbastanza il territorio cassinate. Ma è anche qualcosa di più profondo: la rivendicazione del diritto di un’area della provincia a non sentirsi marginale mentre si ridisegnano le infrastrutture del futuro.

Il contesto politico

Mentre De Nisi esprime rammarico, il resto della classe dirigente locale continua a mettere in fila i vantaggi della futura stazione. C’è chi parla della possibilità di collegare il basso Lazio al corridoio Scandinavo-Mediterraneo. Chi immagina una provincia finalmente competitiva rispetto alla Capitale. Chi vede nell’Alta Velocità la chiave per attrarre investimenti, imprese e turismo.

Anche alcuni sindacati spingono nella stessa direzione: sostengono che perdere questa occasione sarebbe un errore storico per un territorio che già oggi paga crisi industriali, difficoltà occupazionali e ritardi infrastrutturali.

Ed è proprio dentro questa compattezza quasi totale che lo strappo di De Nisi assume un peso politico enorme.

Perché rompe la narrazione dell’unità. Perché dimostra che il dibattito è tutt’altro che chiuso. E perché lascia intravedere una frattura tutta interna al centrodestra del territorio.

Non è un caso che De Nisi sottolinei più volte il carattere personale della sua presa di posizione. È come se volesse marcare il confine tra il ruolo istituzionale del circolo e il suo sentimento politico personale. Ma il messaggio arriva forte lo stesso. Forse ancora di più.

L’ultima volta

La dichiarazione del segretario cittadino di Fratelli d’Italia non cambia il percorso amministrativo della Tav. Lo studio di fattibilità andrà avanti. Le istituzioni sembrano intenzionate a spingere sull’acceleratore.

Ma qualcosa, politicamente, si è già mosso.

Perché le parole di De Nisi aprono una crepa nel muro dell’adesione compatta. E riportano al centro una domanda che aleggia da tempo nel cassinate: il territorio sta davvero partecipando alle scelte strategiche oppure le sta semplicemente subendo?

Quando De Nisi dice che “sarà l’ultima volta” in cui certe decisioni passeranno sopra la testa del territorio, non parla soltanto della Tav. Parla di un sentimento diffuso. Di una parte della provincia che teme di perdere centralità mentre il baricentro dello sviluppo si sposta più a nord.

Se il progetto andrà avanti, la Ciociaria entrerà nella modernità ferroviaria. Se dovesse fermarsi, resterà l’ennesima incompiuta annunciata.

Ma comunque vada, una cosa è certa: il viaggio politico attorno alla Tav è appena iniziato.

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