Volano ancora gli stracci nel centro anziani di via Bembo, tra chi ormai non ne fa più parte o preferisce non frequentare e chi invece lo dirige e lo vive quotidianamente.
“In merito a quanto detto – ha spiegato Gioacchino Vacca – vorrei far chiarezza. Ci sono state delle discussioni in assemblea e anche durante le regolari attività. Alcuni membri si sono posti in maniera inadeguata alla normale partecipazione, e questa è opinione comune della maggior parte dei soci. Ed è per questo che sono stati presi i provvedimenti. Inoltre per le iscrizioni stiamo semplicemente seguendo il regolamento che prevede un numero di membri provenienti da altri comuni non oltre il 30%. E ancora, riguardo alla richiesta di allontanamento della giovane disabile parente di un membro, è stato richiesto esclusivamente perché priva di assicurazione. Infatti quando si tratta di avere parenti o amici che partecipano alle attività organizzate in determinate occasioni, è accaduto spesso di ospitare tante persone. Mentre se si tratta di trascorrere del tempo nella sede, amici e parenti si possono fermare per un caffè, una chiacchiera, ma poi devono andar via. Non essendo tesserati non hanno la copertura assicurativa”.
E prosegue ancora Vacca: “I prezzi del punto ristoro non vengono modificati da tre anni. I nominativi che sono stati sospesi o espulsi dal centro si sono resi protagonisti di una serie di episodi anche di forte intemperanza finalizzati ad ostacolare in ogni occasione l’attività del Centro, e in più occasioni sono state formulate offese personali. Ad oggi gli iscritti sono oltre 500”.
Non trascura alcun aspetto Vacca. Ma le posizioni tra chi è dentro e chi è stato allontanato restano agli antipodi. Per chi è stato allontanato sembra non esserci possibilità di rientrare, fermo restando che comunque a giugno si terranno le nuove elezioni. Del presidente e di conseguenza del rinnovo del direttivo.
Restano evidenti diversi aspetti, in un luogo che dovrebbe offrire divertimento e aggregazione qualcosa non è andato per il verso giusto, o almeno non è andato così per qualcuno. Negli altri centri anziani si vive in un clima più sereno, e non è raro vedere nipoti e amici intrattenersi anche spesso nel pomeriggio. Così come sono numerosi gli eventi organizzati per condividere un piatto di pasta e qualche ora di ballo. Ovviamente ogni realtà viaggia sul proprio binario e con una sua mission. E magari qualcuno decide di avere maggiore elasticità. Così come è vero che tanta differenza la fa il numero degli associati, dove sono un po’ di meno gli spazi e le attività seguono dei ritmi differenti. Ad oggi il centro Bembo prosegue con le sue attività e ci sono diversi soci che lo frequentano quotidianamente prendendo parte alle iniziative proposte.
I regolamenti però esistono e fanno parte del legame che i centri anziani hanno con i Comuni. Il Comune istituisce il centro tramite delibera e stipula una convenzione con una Associazione di Promozione Sociale (APS) per la sua gestione, che rimane un servizio pubblico locale. E la rete dei centri anziani, oltre ad essere legata al Comune di appartenenza, soggiace anche alle indicazioni regionali, poiché si parla di associazioni di promozione sociale che percepiscono fondi e redigono bilanci, che hanno accesso a progetti di finanziamento pubblico. Si parla di qualcosa che va oltre la partita a briscola e la giornata alle terme.
Considerato quindi il clima di tensione che si è andato a creare riguardo alcune questioni, sarebbe forse il caso che il Comune, che pure partecipa alle attività, essendo parte integrante (attraverso dei rappresentanti dell’Ente) -durante le votazioni come organo di supervisione, e che tramite convenzione offre e garantisce strutture, manutenzione e quanto previsto dalla normativa vigente, risponda o incontri queste persone. Si parla di un numero di soci particolarmente elevato e quindi il messaggio della comunità potrebbe essere quello dell’istituzione di una ulteriore realtà, anche per garantire il diritto di socializzazione e di aggregazione a tutti. Anche a quelli che ora non fanno più parte del centro in questione, o che vorrebbero avere un’alternativa per iniziare un percorso di aggregazione.
Tutti i protagonisti della vicenda attendono risposte e confronto con il Comune o con responsabili del settore per poter fare il punto e chiarire le questioni. Sembra che da entrambe le parti siano arrivate richieste di confronto con il Comune, ma sembrerebbe anche che risposte non ce ne siano state.
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