Minacce di morte e aggressioni quotidiane: assistente sociale nel mirino

4 MIN

Un lavoro difficile, che espone i professionisti a situazioni delicate. Gli assistenti sociali sono fin da sempre oggetto di dure critiche e di pubblica gogna, questo per via dei settori delicati nei quali operano. E’ un aspetto che i professionisti mettono sul piatto della bilancia. Il problema nasce quando le persone coinvolte perdono il controllo e passano a minacciare, ad aggredire, ad usare metodi fuori dalle righe, che vanno oltre ciò che la legge prevede e che si trasformano in reati. A volte si sono registrati eventi che hanno visto i professionisti sbagliare, è vero, ma a volte invece si sono trovati ad essere vittime in prima persona.

E anche sul nostro territorio le vicende che vedono gli assistenti sociali vittime sono davvero numerose. Tra questi è il caso di Valentina (nome di fantasia). Valentina fa questo lavoro da decenni, lo ha scelto perché voleva aiutare, sostenere, proteggere, lavora nel Cassinate. Quando studiava vedeva nei libri e nei manuali mezzi e strumenti per dare risposte, per portare serenità nel caos delle famiglie, per poter esserci dove serviva e per proteggere bambini, genitori e persone che vivono le difficoltà, gli abusi, la solitudine.

“Mi ritrovo oggi a dover temere per la mia incolumità. Per puro caso non sono stata aggredita nelle scorse settimane, perché quella mattina mi trovavo a fare una visita medica e sono arrivata sul posto di lavoro con ritardo. Ma la persona che avevo già denunciato per continue minacce di morte è stata notata e bloccata nei pressi del mio ufficio. Non è l’unico caso. E’ vero, nel nostro lavoro ci occupiamo a volte di allontanare minori dai genitori, qualcuno lo chiama spezzare famiglie, noi sicuramente non possiamo specificare ogni singola ragione per cui si arriva a determinate disposizioni, almeno non pubblicamente, ma quello che dobbiamo fare è tutelare i bambini. La genitorialità non significa solo avere dei figli, non basta esclusivamente mandarli vestiti alla moda o fornire loro l’ultimo tablet o smartphone. Ci sono tanti aspetti da tenere in considerazione. Capisco che quando si leggono o si viene a conoscenza di determinati episodi, come il più eclatante degli ultimi mesi quello della famiglia del bosco, si reagisce di pancia e vince l’emotività. Ma noi, come anche le altre parti chiamate in causa, abbiamo una responsabilità differente, quella di andare oltre, chi lavora in questo settore lo sa che l’amore a volte non basta. L’amore in ambiti di relazioni familiari è qualcosa di soggettivo, ma la genitorialità è molto più complessa. Un genitore deve saper offrire il metodo per costruire le regole, saper riconoscere i limiti, vivere nella realtà. Rispettare se stessi e gli altri, vivere nella comunità.

Oggi mi ritrovo a vivere nel costante terrore, io e la mia famiglia siamo presi di mira. Mi guardo costantemente alle spalle perché potrebbe capitare qualsiasi cosa, ho dovuto stipulare un’ulteriore polizza assicurativa oltre a quella prevista dalla professione. Ho fatto diverse denunce, subisco minacce anche di morte. Ringrazio le forze dell’ordine che sono presenti, ma la vita per me è davvero complicata. Veniamo spostati spesso anche per questo, ma ci sono dei casi nei quali mettiamo il cuore, eh si anche noi “streghe” di assistenti sociali abbiamo cuore, e non scompariamo nel nulla, ma siamo ingranaggi del sistema anche noi.

Negli ultimi mesi devo dire che la questione della famiglia del bosco ha accentuato determinate dinamiche, mi sono ritrovata a fare diverse denunce. Proprio in questi giorni l’ennesimo ricorso alle forze dell’ordine per il caso di due famiglie i cui figli potrebbero essere allontanati. Parliamo di famiglie differenti tra loro, parliamo di italiani e di stranieri, parliamo di madri e padri. Non ci sono differenze, l’unico aspetto che è evidente è che sono le donne a manifestare gli atteggiamenti più aggressivi. E per me ogni giorno è un’incognita, ogni giorno lo affronto sperando di non incontrare qualcuno pronto a darmi fuoco, a picchiarmi, a lanciarmi dell’acido contro, perché sono queste le minacce che mi arrivano. Con la promessa di uccidermi e di lasciare i miei figli orfani.

E non sono la sola a vivere così, ce ne sono tanti di colleghi in questo territorio che subiscono questo “trattamento”. Quando un avvocato viene preso di mira, quando accade a un commerciante, a un insegnante o a qualsiasi altro professionista o lavoratore si muovono tutti con messaggi di solidarietà. Ordini, associazioni di categoria, singoli cittadini. Quando capita a noi cala il silenzio, si alzano solo cori da stadio sui social e nelle piazze contro l’assistente sociale a cui augurano che venga tolto il figlio, a cui augurano di ritrovarsi solo al buio con i genitori, a cui augurano di perdere il lavoro. Ma questo è il nostro lavoro e abbiamo studiato per fare quello che facciamo, in molti casi non è piacevole, ma in tanti casi le cose vanno per il meglio, aiutiamo davvero, facciamo la differenza. Le famiglie ci ringraziano, i bambini tornano a sorridere, la sicurezza e l’ascolto tornano a “vivere” nelle case nelle quali entriamo. Le scuole, che ci segnalano casi, che ci chiedono aiuto dove non riescono ad arrivare, ci ringraziano. Ma queste, si sa, non sono storie che piace raccontare, tantomeno sentire. E noi continuiamo ad esserci, sotto la pioggia e nei giorni di sole, sperando di non incontrare quel genitore pronto a ucciderci , a bruciarci, a sfregiarci con l’acido e lasciare i nostri figli orfani”.

Le denunce ci sono, le richieste di aiuto anche. Domani sarà un altro giorno di incognita, tra una minaccia e un abbraccio.

Clicca qui per leggere ulteriori notizie

Lascia un commento