di Gabriele Pittiglio – Se una volta il caporalato era relegato tra i campi e le serre, lontano dalle città, oggi c’è un esercito di ragazzi stranieri e non solo che vivono una schiavitù urbana.
Tutto questo è sotto i nostri occhi e ne siamo protagonisti in prima linea, quando decidiamo di ordinare la cena e magari fuori incombe il maltempo oppure non ci va di uscire per procurarcela da soli.
La Procura di Milano ha posto sotto controllo la società italiana di Glovo, si parlerebbe di “condizioni di sfruttamento” e sotto accusa sono finiti i contratti firmati dal sindacato Ugl e da Assodelivery. L’accusa all’amministratore Pierre Miquel Oscar sarebbe di caporalato.
Nel decreto si parla di 2mila persone a Milano e circa 40 mila in tutta Italia. Queste persone sono proprio quelle che viaggiano su monopattini elettrici o biciclette, portandoci sotto casa ciò che avevamo ordinato.
La retribuzione, in alcuni casi è inferiore al “76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva”.
Come raccontato da un rider, le ore di lavoro sono interminabili, dalle 10 del mattino alle 22 o alle 23 di sera. Un vero e proprio sfruttamento anche dal punto di vista del guadagno che si basa sui 2,50 euro a consegna, per una retribuzione mensile tra i 1000 e i 1200 euro.
Nel caso di ritardo nelle consegne, i rider subiscono anche una penalizzazione e vengono chiamati nel momento in cui si fermano o sono in sosta.
Immanuel O. racconta di una sua esperienza. A causa della rottura di una batteria della sua bicicletta, ha dovuto spendere 800 euro per comprarne una nuova e si è trovato a lavorare di notte svolgendo un secondo lavoro per poter vivere dignitosamente.
Dall’ordinanza si legge che “lo sfruttamento va avanti da anni ai danni di numerosi lavoratori che percepiscono retribuzioni in contrasto coi contratti collettivi e sotto la soglia di povertà, in violazione della Costituzione”.
Il Pm Storari nel decreto d’urgenza parla di “una situazione di illegalità che è indispensabile far cessare al più presto”. Non a caso, è stato nominato l’amministratore giudiziario Adriano Romanò, che dovrà procedere alla “regolarizzazione dei lavoratori” adottando misure per evitare il ripetersi di questi fenomeni di sfruttamento.
Nelle 54 pagine del decreto d’urgenza, Glovo “governa l’allocazione del lavoro e incide sulle loro piaghe attraverso parametri di performance, come accettazione, puntualità, disponibilità nelle consegne”.
La società ha risposto alle accuse con una nota in cui si legge che Glovo “metterà a disposizione ogni informazione richiesta e collaborerà con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione”.
Queste storie sono all’ordine del giorno anche nelle città come Cassino dove non è insolito vedere ragazzi sfrecciare anche di notte, tra il centro e la periferia della città martire.
Sulle spalle ci portano la cena e il peso di tutta la loro dignità a cui noi riconosciamo pochi spicci o anche niente.
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