Non si ferma l’ondata di commenti e di dura condanna dopo gli atti vandalici nell’area degli Horti di Porta Paldi. E a scendere in campo è anche la comunità LGBTQIA+ della provincia di Frosinone. Chiaro il messaggio del segretario di Arcigay “Stonewell” di Frosinone, Gianmarco Capogna.
“Leggiamo queste parole e sentiamo il peso che hanno. Non è la prima volta. Non sarà l’ultima, se non cambia qualcosa. Ma ogni volta fa male, perché è rivolta a noi, alle nostre vite, ai nostri corpi, alla nostra esistenza.
Quelle scritte non sono uno sfogo isolato. Sono un messaggio politico. Arrivano insieme agli inni al Duce, insieme ai simboli dell’estrema destra: un sistema di odio organizzato che indica nella comunità LGBTQIA+, e non solo, un nemico da colpire. Chi le ha scritte non si nasconde, si rivendica. E noi non possiamo fare finta di niente.
Come comunità LGBTQIA+ di questo territorio, come Arcigay Stonewall Frosinone, lo diciamo chiaramente: non saremo mai più bersagli. Apprezziamo la condanna netta espressa dal sindaco Salera e di tutte le parti politiche e civiche del territorio. E’ il minimo che ci aspettiamo dalle istituzioni, ed è giusto riconoscerlo quando avviene. Ma la condanna non è un punto di arrivo, deve essere il punto di partenza.

Per questo oggi chiediamo al sindaco Enzo Salera di incontrarci e parlare. Sediamoci al tavolo tuttɜ assieme al tavolo per costruire risposte e proposte concrete: a partire dall’adesione alla Rete READY per poi passare ad eventi di sensibilizzazione e alla formazione nelle scuole, educazione alla cittadinanza che metta al centro il rispetto per le persone LGBTQIA+, politiche culturali che rendano questa città un luogo sicuro per tuttɜ. Non vogliamo solo che le scritte vengano cancellate, vogliamo che smettano di comparire. Abbiamo un piano, una strategia, discutiamone assieme.
Chi ha impugnato quella bomboletta ha imparato da qualche parte che la nostra vita vale meno. Ha imparato che l’odio è accettabile, che la violenza contro di noi è una battuta, un gesto di provocazione tollerata. Quella formazione distorta non si combatte con la vernice pulita: si combatte con l’educazione, con la presenza, con la politica.
La comunità LGBTQIA+ non si cancella. Siamo qui, siamo visibilɜ, e pretendiamo che questa città sia anche nostra”.
Un appello all’amministrazione, alla politica tutta, ma anche alle associazioni e alla società civile che arriva da giovani e non solo della provincia, una proposta di confronto e di costruzione, di conoscenza e di educazione.
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