E mentre si fa a gara nel dibattito sul referendum tra vincitori e vinti, il territorio abbassa altre serrande

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Mentre politici, amministratori e attivisti riempiono le bacheche social e le piazze di interpretazioni da giuristi da chat gpt, costituzionalisti dell’ultima ora, criticoni e criticati, frecciatine e j’accuse, il territorio continua a fare i conti con una quotidianità che dista anni luce dai referendum sulla giustizia. Serrande che vengono abbassate e famiglie che restano a casa, richieste di aiuto inascoltate, terrore del futuro, anche quello vicinissimo che arriva alla fine del mese.

Quello di Liana è solo uno dei tanti volti di mille storie che si consumano all’ombra dell’abbazia e nel Cassinate e che lasciano l’amaro in bocca e il cuore che batte forte, perché quello che oggi capita a una famiglia, a un amico, a un conoscente, potrebbe toccare in sorte a chiunque.

“Un’altro colpo di scure. Un’altra serranda che scende con quel rumore metallico che sa di resa, di fine, di sogni calpestati.
Lavoro in questo centro commerciale e oggi il silenzio nei corridoi fa paura. Non ha chiuso solo un negozio: sono andati persi posti di lavoro, dignità, sicurezze. In un territorio come il nostro, già devastato dalla disoccupazione, ogni vetrina che si spegne è un altro chiodo sulla bara della nostra economia locale.
Ma ciò che fa più male non è solo la crisi: è l’indifferenza assordante di chi dovrebbe rappresentarci.
Mi rivolgo a voi, che sedete nelle stanze del potere, tra poltrone comode e promesse elettorali: dove siete? Passate di qui solo quando c’è da raccogliere voti o da tagliare nastri, ma oggi, davanti a queste saracinesche arrugginite, il vostro silenzio è complice.
Mentre voi vi girate dall’altra parte, padri e madri tornano a casa senza sapere cosa dire ai figli. Non siamo numeri in un bilancio da ignorare, siamo persone che hanno il diritto di vivere con dignità nella propria terra.


Smettetela di guardare altrove. Questo deserto economico porta la firma della vostra inerzia. Basta passerelle, basta slogan: questa terra sta morendo e la colpa è anche vostra“.

La donna non risparmia dure critiche a una classe politica e dirigente che nel territorio non offre risposte, garanzie figuriamoci certezza. E i lavoratori di tutti i settori si sentono abbandonati, alla ricerca di possibilità occupazionali che diventano occasioni più uniche che rare.

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