Se ne è parlato, tanto si è detto. Sindacati, operai dello stabilimento, dell’indotto. Persone che attendono risposte, famiglie che hanno paura. Perché i problemi del futuro sono figli del presente, ormai il passato è storia morta. La politica indosserà la fascia e sfilerà nelle strade del centro. Il percorso non sarà lunghissimo, da piazza De Gasperi, passando per il Corso per arrivare in piazza Diaz. Sono previste migliaia di persone, amministratori, esponenti nazionali di sindacati, di partiti. Destra, sinistra, perché l’occupazione non ha, o almeno non dovrebbe, aver colori.
Una “grande giostra” la definirebbe qualcuno, un grido disperato direbbe qualcun altro. Un segnale sicuramente. I rappresentanti delle principali sigle sindacali della provincia hanno le idee chiare, sanno cosa chiedere, la speranza comune è quella di avere delle risposte, non delle promesse, perché di quelle sono pieni i “cofani” per restare in tema automobilistico.
Ma non si tratta di una gita fuori porta, quella che accoglierà domani Cassino è la voce del territorio, la voce di almeno quattro generazioni che si sentono abbandonate, che sono “cresciute” all’ombra e all’interno dello stabilimento e di un marchio che un tempo rappresentava il Belpaese e che ora è più un’incognita che una certezza.
Qualcuno porrà domande, qualcuno parlerà di futuro, ricordando il passato e puntando il dito sul presente. Qualcuno darà la colpa a una parte e qualcun altro accuserà un’altra compagine. Resta un solo grande punto: i lavoratori, quelli che nonostante tutto dopodomani si sveglieranno e, dopo le sfilate, le bandiere e i megafoni, vorranno avere delle risposte. Un obiettivo per potersi guardare allo specchio indossando la tuta, che sia rossa, blu, verde o gialla. Un obiettivo per guardare negli occhi i figli e andare a guadagnarsi lo stipendio non con la paura di restare in mezzo a una strada, non con la paura di deludere chi si ama. Perché “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, se fosse fondata sulle promesse allora domani non ci sarebbero cortei, perché di promesse ne sono arrivate negli anni davvero tante. Troppe.
Appuntamento domani alle 9 in piazza De Gasperi.
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