Quando nel 2004 l’Officina Rambaldi realizzò il Museo Historiale di Cassino per il Sessantennale della Battaglia, il progetto non prevedeva un museo isolato. L’idea originale era ambiziosa: l’Historiale doveva essere il punto di partenza di un percorso più ampio – il “Gran Percorso della Memoria”, un circuito che collegava 36 comuni del martirologio della Linea Gustav. Prima il museo per aprire gli occhi, poi il territorio per far battere il cuore. Quel percorso integrato non fu mai pienamente realizzato. Fino a questa settimana.
Un cerchio che si chiude per caso
Tra il 23 e il 26 febbraio, Pino Valente – Presidente dell’Associazione Cassino Mia 1944 si è trovato a fare da guida in tre contesti diversi nell’arco di pochi giorni: prima all’interno dell’Historiale con le classi terze dell’I.C. “Rita Levi Montalcini” nell’ambito del progetto “Radici di Pace” del Consigliere Andrea Vizzaccaro, poi direttamente sul territorio della Linea Gustav con un gruppo di studenti di scuola media provenienti dalla zona di Roma, lungo il percorso che dal Cimitero Polacco porta al Carro Armato Białecki. “Non ho pianificato questa sequenza”, racconta Valente. “Ma vivendo questi tre giorni ho capito sulla mia pelle cosa avevano in mente i progettisti dell’Historiale vent’anni fa. Quando i ragazzi prima vedono le immagini della distruzione sugli schermi del museo e poi camminano sulle stesse strade dove quella distruzione è accaduta, il cerchio si chiude. La storia smette di essere un racconto e diventa un’esperienza.”
Il progetto originale del 2004
L’Historiale fu realizzato grazie ai fondi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per le celebrazioni del Sessantennale. Il progetto dell’Officina Rambaldi prevedeva che dopo la visita al museo polimediale, i visitatori proseguissero sul territorio attraverso il “Gran Percorso della Memoria”: un sistema di segnali stradali, totem geo-informativi e installazioni artistiche – i “Fogli della Memoria” disegnati dal maestro Carlo Rambaldi che collegavano 36 comuni in un unico grande viaggio nella storia. Un racconto che partiva dalla storia di ogni singolo paese e, attraverso un “Dizionario della Memoria”, collegava idealmente tutti i comuni tra loro. Il museo doveva aprire la porta; il territorio doveva completare il racconto.



Un modello educativo a tre componenti
L’esperienza di questi giorni ha dimostrato che quel modello funziona, e ha aggiunto una terza componente che Rambaldi non aveva previsto: i testimoni viventi. Durante le giornate all’Historiale, nella Sala Rambaldi, gli studenti hanno ascoltato le parole dell’Abate di Montecassino Dom Luca Fallica e le testimonianze di cassinati che nel dopoguerra erano bambini. “È come un triangolo”, sintetizza Valente. “Il racconto multimediale del museo, l’esperienza diretta sul territorio e la voce di chi c’era. Togli un lato e crolla tutto. Ma quando funzionano insieme, i ragazzi non stanno più studiando la storia: la stanno vivendo.” Sul territorio, Valente ha sperimentato con i ragazzi un approccio immersivo: il paragone tra il paesaggio della Linea Gustav e una partita a dama, dove ogni altura è una pedina e ogni corso d’acqua una linea di difesa. I ragazzi hanno percorso a piedi le retrovie tedesche, si sono fermati davanti alla grande grotta crollata – prima rifugio per i civili cassinati, poi posizione difensiva tedesca – e sono arrivati al Carro Armato Białecki, monumento al 4° Reggimento Scorpion del 2° Corpo del Generale Anders. “Il territorio è il nostro maestro più potente”, afferma Valente. “Noi dobbiamo solo imparare a farlo parlare.”
Una visione che torna attuale
La sperimentazione avvenuta questa settimana rilancia la domanda: è possibile riprendere e aggiornare il modello del “Gran Percorso della Memoria” immaginato vent’anni fa? I risultati ottenuti con gli studenti suggeriscono che il percorso integrato museo-territorio non è solo possibile, ma necessario per rendere la memoria davvero efficace con le nuove generazioni. L’esperienza si inserisce nel progetto “Radici di Pace” promosso dal Consigliere Andrea Vizzaccaro con l’Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione e le associazioni EQO APS, Quis Contra Nos, Kaki Tree Project Europe, Cassino Mia 1944 e Pro Loco Cassino, che proseguirà nei prossimi mesi coinvolgendo ulteriori istituti comprensivi e si concluderà con la piantumazione del Kaki Tree di Nagasaki presso Montecassino.
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