Non impariamo mai, ci si muove solo per una foto, un riconoscimento, una battuta di mano. Una società destinata all’apparenza e alle gratifiche personali.
E quando ci troviamo, di nuovo, davanti alla solitudine continuiamo a camminare, presi dalle nostre faccende, salvo poi indossare l’aureola e le ali d’angelo su social e simili. Come ci piace quella strana arte di incensare e idolatrare, un buonismo a misura di click e di commento mentre siamo seduti sul divano.
La storia
C’è un uomo, da quanto riportato da diversi cittadini, che trascorre le giornate davanti ai centri commerciali della città martire o nei pressi dei supermercati della Casilina Sud. Ha una folta barba, i capelli arruffati. Riposa sull’asfalto avvolto da un piumino nero. Ha con sé alcune buste.

Parla in italiano e alle offerte di aiuto arrivate da pochi passanti ha sempre risposto in modo garbato che non ne ha bisogno. Ma è evidente che sia un uomo solo, che viva in strada o che comunque vi trascorra molto tempo. Sicuramente dietro quegli occhioni persi nel vuoto, quella barba e il groviglio di capelli si nasconde una storia, un nome, una vita. Alle domande che gli vengono poste non risponde sempre, un sorriso, lo sguardo oltre. A volte riposa altre volte sta solo seduto. Un altro volto tra i volti, un altro uomo nel mondo. Racconterà la sua storia? Accetterà un aiuto? C’è qualcuno che lo sta cercando, che lo aspetta? E lui, chissà, vuole essere ritrovato nel mondo? E intanto la vita scorre veloce intorno a lui, che un giorno è in un posto e un altro giorno è altrove, mentre la società gli scivola addosso come la pioggia su un telo di plastica.
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