di Gabriele Pittiglio – L’immane tragedia che ha colpito la località sciistica di Crans-Montana, ha fatto sì che il 2026 iniziasse con una delle peggiori notizie che potessimo sentire.
L’inferno all’una e trenta di giovedì primo gennaio, nel locale “Le Constellation” quando tutti stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno. Secondo la Procura che indaga per omicidio, incendio e lesioni, potrebbero essere state le candele sulle bottiglie a innescare l’incendio causando un bilancio di circa 120 feriti e 40 vittime.
Tra i feriti ci sono quattordici italiani ricoverati nei vari ospedali svizzeri e al Niguarda di Milano, mentre altri risultano ancora dispersi. La prima vittima accertata è Emanuele Galeppini, genovese di origine e promessa del golf di soli 17 anni che abitava a Dubai.
Nella mattinata di oggi è stata confermata dal padre la morte della 16enne Chiara Costanzo.
Molte vittime sono irriconoscibili per via delle gravi ustioni che hanno riportato, ragion per cui ci vorranno giorni per dare un nome e un’identità ai corpi completamente carbonizzati. Lo stesso Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha riferito che le autorità svizzere sono al lavoro e tentano di non dare dati definitivi circa le indagini che stanno portando avanti.


I feriti tra la Svizzera e il Niguarda di Milano
All’ospedale Niguarda di Milano sono sette i ricoverati che provengono dalla festa di capodanno del locale “Le Constellation”.
Franz Baruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni dell’ospedale milanese, ha riferito che in mattinata è stato operato il ragazzo che riportava una percentuale di ustioni sul corpo (precisamente alle braccia e alla schiena) molto elevata e importante. Il team chirurgico lavorerà intensamente nel weekend per garantire ai feriti un’operazione molto precoce per evitare l’estensione e la nascita di infezioni. È stata operata anche una ragazza che riportava un problema di ustione alla mano, resta intubata poiché risulta avere dei problemi respiratori.
Il terzo ragazzo è stato estubato ed è risultato il meno grave, ed i medici stanno tentando di medicarlo per evitare l’operazione.
I ricoverati che si trovano in Lombardia sono tutti ragazzi tra i 14 e i 15 anni. Questa mattina sono arrivati all’ospedale milanese una ragazza e un cittadino svizzero di 30 anni. Sono inoltre in corso verifiche su altri italiani attualmente ricoverati in Svizzera, per programmare un eventuale trasferimento in Italia.


Ancora diversi i dispersi
Come detto risultano ancora alcuni italiani dispersi che si trovavano nel luogo in cui è avvenuta la vicenda. Sono stati diffusi i nomi e alcune foto dopo l’appello dei genitori che stanno tentando disperatamente di ritrovare i loro figli.
I ragazzi sono: Sofia Prosperi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti e Achille Barosi.
La madre di Tamburi, un ragazzo 16enne amico di Manfredi Marcucci, il 15enne operato e ricoverato al Niguarda di Milano, ha lanciato un appello disperato per ritrovare il foglio di cui non si hanno notizie. La donna, Carla Masiello, ha riferito che l’ultimo avvistamento è stato fatto da un amico del giovane durante il fuggi fuggi per uscire dal locale. Dopodiché si sono perse completamente le tracce.
Una serata di festa che ha ridisegnato il destino di centinaia di persone
Quanto accaduto nella notte di capodanno è qualcosa di difficile da analizzare. È una vicenda che ha dell’assurdo se pensiamo che mentre noi eravamo in casa a goderci l’arrivo del 2026, in quello stesso momento decine di ragazzini della mia stessa età morivano oppure rimanevano feriti.
È difficile immaginare le famiglie dei dispersi in questo momento, che non hanno notizie dei loro figli, anche a causa delle difficoltà nei riconoscimenti.
Le testimonianze sono atroci e raccontano di ragazzini e ragazzine con i corpi ustionati, urla di genitori che tentavano di chiamare i propri figli, adolescenti sfigurati.
Una scena a cui nessuno vorrebbe assistere, specialmente se si rischia di riconoscere persone se non addirittura parenti.
Immagini forti che raccontano di un incendio che parte dal soffitto in un seminterrato di un locale senza finestre e con un’uscita di sicurezza difficile da trovare, soprattutto se in pochi minuti quello spazio si riempie di fumo denso che oltre a toglierti la piena visibilità ti garantisce la perdita dei sensi dopo soli tre/quattro respiri.

Il ricordo di Corinaldo
Immagini che mi hanno fatto pensare subito alla tragedia di Corinaldo, nel 2018. In quell’occasione ci furono sessanta feriti e sei morti. Questo perché il locale era strapieno e quando fu avvertito di dover uscire perché qualcuno avevo spruzzato lo spray al peperoncino, in tanti si gettarono verso l’uscita di emergenza. Tutti ammassati l’uno sopra l’altro per tentare di salvarsi in preda al panico. I parapetti di una delle uscite di sicurezza crollarono sotto il peso della folla e tutti caddero uno sopra l’altro. La situazione e il luogo sono diversi, ma il paragone viene spontaneo. Anche al Crans-Montana l’unica uscita, ossia l’ingresso del locale, è stata un ammasso di ragazzi che tentavano di fuggire da quell’inferno.
Questa è una vera e propria ferita aperta per il territorio, per le famiglie, per gli stessi giovani che hanno vissuto un capodanno che non scorderanno facilmente, e che anzi è difficile da metabolizzare quando proprio in un momento di festa ti trovi a dover combattere tra la vita e la morte.
Questo perché spesso i locali possono diventare una vera e propria trappola, soprattutto se in piccoli spazi si accalcano troppe persone.
Divertirsi certo, ma con la testa sulle spalle e sempre attenti a mantenere un comportamento adeguato.
Oggi tutto è un pericolo se viene preso alla leggera, e per questo dispiace vedere i miei coetanei che mentre si trovano davanti quella scena prendono il cellulare e registrano. È vero, è grazie a quei video che si può ricostruire la vicenda e sono un dono prezioso per la polizia che sta portando avanti le indagini, ma ci sono delle priorità, tra queste ovviamente quella di salvarsi. Il telefono viene prima della vita.
Le indagini devono fare il proprio corso, ma certo è che il pensiero va a quelle famiglie che hanno i loro figli ricoverati o dispersi. Il pensiero va alle famiglie dei ragazzi morti.
Questo evento ci ricorda, con brutale onestà, la nostra vulnerabilità. Spesso pensiamo alle località di prestigio come a fortezze inattaccabili, protette da standard tecnologici all’avanguardia. Eppure il fuoco ci ha dimostrato che la fragilità di un locale abita anche tra le vette più prestigiose.

A Crans-Montana sarà lutto cittadino di cinque giorni, le fiamme hanno annerito il legno e il cemento, ma non possono intaccare l’anima di una comunità che, proprio nel momento del pericolo, ha saputo riscoprirsi unita. Ha messo alla prova la sanità italiana che ha risposto nel migliore dei modi per salvare vite umane. Guardiamo al nuovo anno con una speranza ostinata. L’augurio va a chi sta lottando in un letto di ospedale. Quello che è successo tra le montagne svizzere ci insegna, nel modo più crudele, che la gioia di una sera non dovrebbe mai avere un prezzo così alto. Coetanei, mi riferisco a voi perché sono un ragazzo di 16 anni: amate ogni istante, ridete con tutta l’anima, ma non dimenticate mai di proteggervi l’un l’altro, perché i nostri sogni sono il tesoro più grande che abbiamo e non possiamo permettere che diventino cenere.
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