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L’estate cassinate: caldo, rumori molesti e finestre aperte.

Cassino è sempre stata qui, semmai si è spostata un po’ più a valle da dopo la ricostruzione, ma il clima è rimasto sempre lo stesso. Chiunque è nato a Cassino conosce cosa significa un tasso di umidità altissimo accompagnato da temperature torride e venti inesistenti.

Questo articolo non vuole essere un racconto del clima cassinate ma delle problematiche legate alla necessità e al diritto di dormire la notte con le finestre aperte per scelta o per necessità quando non si dispone di climatizzatori.

Infatti risiedere nelle zone non centrali (San Giovanni, stazione, “tre pompe”, Chiesa Madre, ecc.) consente di dormire in tranquillità e nel silenzio di un paesino dove è possibile sentire i passi in strada dalla propria camera da letto visto l’assente traffico veicolare. Ma per chi risiede nel centro (commerciale naturale) di piazza Labriola è dura, visto che la disponibilità della piazza consente attività ludiche e di intrattenimento “bevereccio”. Il problema non sussisterebbe se queste attività cessassero l’inquinamento acustico entro un orario decente o quantomeno stabilito dalla normativa. Si, esiste una normativa, chiara e funzionante dal ben lontano 1991. Questa normativa tutela proprio tutti, sia coloro che vogliono fare musica fornendogli limiti sonori e di tempo e sia coloro che vogliono dormire sapendo che il “baccano” terminerà ad un’ora prestabilita.

Bene, chi stabilisce le regole? La normativa fornisce due soluzioni: o il comune ha un piano regolatore che prevede anche la zonizzazione acustica oppure la normativa fornisce limiti per la musica e l’intrattenimento valido per tutto il territorio nazionale.

Il DPCM del 01/03/1991 afferma che in base alla tipologia di zona (rurale, residenziale a bassa densità, residenziale ad alta intensità oppure industriale) il rumore emesso rilevato alla sorgente (per intenderci nel nostro caso ad un metro dalla cassa dell’impianto che manda la musica) non può superare i 70 decibel il giorno e i 60 decibel la notte, il giorno è considerato dalle 06.00 alle 22.00 mentre la notte dalle 22.00 alle 06.00.

Per dare un metro di paragone 60 decibel corrispondono al volume di una conversazione oppure al chiacchiericcio di un ufficio. Ecco quello è il livello di suono che per legge dovrebbe uscire dalle casse dell’impianto.

Soluzioni? I locali dovrebbero dotarsi di un impianto musicale piombato, ovvero bloccato in modo che non possa superare quel livello, che viene misurato da un tecnico abilitato, l’autorità pubblica, incluso chi rilascia l’autorizzazione all’esercizio può verificare quest’attività attraverso le forze di polizia raccogliendo delle dichiarazioni di avvenuta piombatura. In questo modo nessuno supera il limite e tutti dormono tranquilli, comune compreso. Rimane solo una domanda: c’è la volontà di far rispettare la normativa?

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